IL PISTOLERO LATINO E LA PISTOLA SCARICA

LA STORIA VERA DI UN DENUNCIATORE SERIALE, DALLO STALKING ALLE BANCHE

Quando, qualche mese fa, sono stato convocato in caserma per l'ennesima volta non ci volevo credere.

Denunciato, questa volta stalking.

Il povero notificatore apre le braccia, mi guarda costernato e aggiunge: sempre lui!

Non mi scandiscono nemmeno più il nome, se la notifica giudiziaria arriva da Milano so già in partenza che si tratta del pistolero della Moby.

Tex Willer al cospetto del Mascalzone Latino sarebbe stato un modesto dilettante allo sbaraglio.

Se Sergio Leone lo avesse conosciuto anzitempo uno come il Pistolero Latino lo avrebbe scritturato subito, senza troppi fronzoli, spiegandogli, però, che non si spara mai alle ombre!

In quell'avviso di querela e conseguenti adempimenti giudiziari si raccontava di appostamenti, inseguimenti, minacce e persino blocchi stradali.

Io incallito criminale dedito allo stalking seriale non di un'avvenente indifesa signorina da mille e una notte ma nientemeno che di Vincenzo Onorato e figli!

Il racconto un giorno lo pubblicherò integralmente, ma dovrò farne un libro per la copiosità dei particolari che il trio riesce a mettere nero su bianco.

Nell'accusa allegano certificati di ogni genere, biglietti aereo per la fuga, il cambio di vestiti per non essere riconosciuti, lo spostamento della barca per non essere affondata!

Quando voglio ridere e non sono di buon umore rileggo quel racconto farsesco messo nero su bianco da avvocati querelanti al soldo della casata degli Onorato!

C'è un passaggio della querela denuncia in cui si descrive il porto di Cagliari in preda a tumulti popolari, inseguimenti e cacciata via mare degli invasori.

Roba da non credere.

I giudici decidono di non sentirmi, ma convocano questura e prefettura, digos e criminal pool per chiedere conto di quel racconto funesto che portò alla fuga via aerea dei pargoli del Mascalzone Latino.

La decisione i giudici la mettono nero su bianco: non luogo a procedere, tutto archiviato.

Non c'è stato mai nessuno stalking, scrivono i giudici, che concludono che il mal di testa della famiglia Onorato non può essere ricondotto alle battaglie dell'onorevole Pili che da anni si batte per la difesa della continuità territoriale!

I Giudici, con l'eleganza che è propria di certi atti, non lasciano aperte molte porte all'accusa. Sintetizzo: è impensabile - secondo i giudici - che l'ansia e lo stress accusati da Vincenzo Onorato dipendano dagli attacchi del parlamentare, per imprenditori che governano un impero economico le ragioni sono certamente altre.

Altre due denunce, sempre Onorato, le aveva depositate a Milano per accusarmi di aver denigrato lui e il suo gruppo per i disservizi di Tirrenia e per le note vicende finanziarie.

Nelle copiose denunce milanesi, 300 pagine la prima, 600 la seconda, raccontavano le mie accuse tese a dimostrare che il gruppo non aveva pagato le navi allo Stato, che i disservizi erano quotidiani a fronte di infinite contribuzioni statali per quasi 500 milioni di euro!

La denuncia rigettava le accuse e sosteneva: siamo i migliori al mondo, non abbiamo debiti e godiamo di ottima salute. Quindi Pili va condannato!

Diciamo che le vicende della Tirrenia le seguo come fossi un'azionista da almeno 20 anni, visto che i soldi pubblici hanno costituito da sempre una costante del grande imbroglio di Stato ai danni della Sardegna e dei Sardi.

Li ho combattuti dal primo giorno che ho scoperto l'esistenza.

Mai e poi mai avrei pensato , però, di dovermi difendere in un tribunale 'straniero' da tante accuse in un colpo solo.

Ho dovuto approfondire, entrare nei meandri finanziari più riservati, capire cosa ci fosse dietro questo pistolero seriale.

Il risultato è stato disarmante. Il buco economico finanziario viaggiava oltre i 700 milioni di euro!

Una voragine vera e propria con una mandria imbufalita di creditori che cominciava a scalpitare come se non ci fosse un nuovo giorno!

Seguo giorno per giorno l'andamento di un prestito di 300 milioni raccattato sul mercato internazionale per soddisfare le mire imperialiste del Mascalzone Latino. Un bond lo chiamano nel mercato finanziario.

Mi rendo conto che qualcosa sta per succedere e gli informatori diventano un esercito.

Ogni foglio che si muove arriva sulla mia ormai indefessa chat di messanger.

Mi scrivono da ogni dove. Dal Giappone alla Scandinavia, dalla Danimarca alla Turchia. Mi informano di ogni movimento.

Verifico, controllo e pubblico, con la prudenza del caso.

Sino al 4 settembre scorso.

La notizia mi arriva direttamente da Copenaghen.

La DFDS, una delle maggiori compagnie marittime del nord europa, sta per comprare due navi da Onorato.

Troppo lontana la Danimarca per avere conferme, ma incomincio ad incrociare posizionamenti e trasferimenti. Mi rendo conto che tra il patron della DFDS e Mascalzone Latino la frequentazioni è storica.

Le navi carretta la Moby le ha comprate quasi tutte da quelle da rottamare del nord Europa.

Entro in contatto con un agenzia giornalistica danese che mi passa un servizio inchiesta sulla qualità delle navi della DFDS.

Emerge di tutto, è uno scandalo.

Quelle navi, è la rapida conclusione, sono da cambiare per rilanciare l'immagine del gruppo.

Due più due anche a Copenaghen fa quattro.

Scrivo la denuncia pubblica: Onorato sta per cedere due navi ammiraglia, la Moby Wonder e la Moby Aki.

Racconto i dettagli della trattativa e dell'intesa.

Ma di fatto non c'è niente. Le fonti non erano sotto controllo da tempo ma erano affidabili per la precisione dei dettagli che incrocio tra Milano e la capitale danese.

Quarantott'ore dopo l'intesa viene firmata di tutto punto.

A quel punto, però, gli investitori più a rischio, quelli dei fondi internazionali, decidono di mobilitarsi e lanciano l'attacco finale: Moby deve fallire prima di vendere quelle navi altrimenti perdiamo tutto.

La richiesta di fallimento è articolata in ogni dettaglio e i giudici sono costretti ad esaminarla.

La reazione del Pistolero Latino è pari a quella di quel gringo che sparava alle ombre per poi scappare a gambe levate.

La prima comunicazione di Onorato alle borse è la seguente: denuncio tutti, nessuno escluso, dai paradisi fiscali ai fondi americani!

Più che una pistola gli servirebbe una mitragliatrice.

Almeno per sollevare più alte le polveri sul deserto finanziario che si sta creando tutto intorno.

Il tribunale lo salva. Ma lo avverte: occhio a come vi muovete, forse è meglio che vi facciate prendere per mano da un concordato preventivo o qualcosa di simile.

La strafottenza regna sovrana nel far west dei mari.
Si va avanti con la vendita delle navi.

Il 20 settembre Onorato chiede a Unicredit, che guida la compagine dei finanziatori bancari, di liberare le due navi dalle ipoteche.

La banca, che ha nella cassaforte le ipoteche, nemmeno risponde.

Oggi, nel primo pomeriggio, l'operazione delle navi napoletane che stavano per diventare danesi salta per aria!

La DFDS annulla il contratto, per inadempienza da parte di Moby!

Cosa fa il Pistolero Latino? Prende la pistola scarica e comincia a sparare.

Questa volta non solo sulla sua ombra ma anche sui piedi. Il suo bersaglio sono le banche che gli hanno prestato 200 milioni di euro. Sì, 200 milioni di euro.

Una raffica di pistolettate da intimidire il povero ratto che gli passa tra i piedi!

Per il resto minaccia le banche di fargli pagare il danno che gli hanno fatto.

Domani le banche, per prima cosa, gli chiederanno di pagare le rate del prestito.

La pistola è scarica, il Pistolero Latino ha finito le cartucce!