IL GRANO-GATE, I SIGNORI DI BOLOGNA HANNO AUMENTATO I PREZZI DEL 55% E SCEGLIEVANO SOLO AZIENDE "TARGATE"

Un attacco al cuore della Sardegna, al "grano Cappelli" riscoperto dai produttori sardi e fatto rinascere nelle colline del Campidano.

Lobby potenti contro i poveri granai di Sardegna.

I saggi e lungimiranti produttori sardi che scommettono sulla qualità e sulla genuinità di un prodotto che non da soddisfazioni sul piano quantitativo ma su quello qualitativo.

E poi scippati con la forza della prepotenza da coloro che avevano sempre scelto la logica della quantità a scapito della qualità!

A leggere le cinquantotto (58) pagine della "sentenza" dell'Autorità garante per la Concorrenza sulla grano-gate c'è da restare senza parole.

Gabriella Muscolo, relatrice del provvedimento di sanzione, non usa mezzi termini per definire l'affare grano Cappelli: un'operazione studiata e gestita a tavolino da una lobby potente, dalle Bonifiche Ferraresi ai consorzi agrari del nord Italia, dalla longa manus della potente Coldiretti per arrivare alla silenziosa mano della politica.

Centottantatre (183) punti della sentenza che non lasciano margini di manovra: mail, messaggi, pizzini interni, parole in libera uscita e poi la spregiudicatezza infinita dei "padroni" del grano Cappelli!

Non badano a niente, racconta la relatrice, se ne infischiano di proteste e denunce e non si preoccupano nemmeno delle mie azioni parlamentari.

E la stessa relatrice a metterlo nero su bianco. Al punto 128 della "sentenza" scrive:

"Merita segnalare come la condotta di SIS sia perdurata anche mentre, a livello di pubblica informativa, si registrava un numero crescente di interrogazioni parlamentari e pubblicazioni volte a questionare la sua gestione delle Sementi".

Spregiudicati da fregarsene delle interrogazioni parlamentari che, però, squarciano l'affare e lo rendono pubblico aprendo di fatto la strada all'inchiesta dell'Autorità garante.

E pensano di potersene fregare anche del richiamo di Crea, il soggetto che gli aveva affidato in maniera improvvida l'esclusiva sul grano Cappelli.

Nella decisione del Garante si prende atto dell'irriverenza della lobby del grano anche dinanzi ai palesi atti di Crea che li richiama all'ordine.

Dice la relatrice: "Al riguardo, si mostra inoltre significativo come lo stesso ente licenziante, CREA, abbia sentito a più riprese la necessità di chiedere conto alla licenziataria SIS del proprio operato, rimarcando espressamente la contrarietà dell’imposizione di un vincolo di restituzione del Raccolto ai contenuti della Licenza-CREA (in particolare al suo articolo 5) sottoscritta per l’ottenimento da parte di SIS dell’esclusiva sulle Sementi".

Una lobby potente, una massoneria del grano, dove se ti fanno entrare se sei succube in tutto e per tutto, dall'acquisto del seme alla restituzione del prodotto. E in ogni passaggio c'è un guadagno rilevante. I dazi di Trump alla Cina sono uno scherzo rispetto al circuito perverso messo in campo dai signori del grano. Vuoi grano? Paga e firma la sottomissione perenne alla Sis, la società che sotto l'egida della Coldiretti ha gestito quest'operazione senza colpo ferire. Sino all'inchiesta e alla condanna.

E l'operazione non solo ha scippato con la freddezza del killer il grano Cappelli ai produttori sardi ma ha messo in piedi una macchina per produrre "grano" a volontà, non grano inteso come seme da semina o da trasformazione, ma grano come soldo, molto grano per ingrassare le fauci della lobby.

Il report dell'Autorità garante è senza veli. Il colpaccio dei magnati del grano è del 55% in più rispetto al costo proposto dagli operatori sardi e pugliesi. Cifre da capogiro, totalmente inventate, senza alcuna giustificazione.

La "sentenza" lo pone come uno dei capisaldi della "condanna": " I prezzi appena riportati risultano sensibilmente più elevati di quelli che i coltivatori avevano corrisposto ai precedenti licenziatari delle sementi del grano Cappelli. Dalla documentazione agli atti, infatti, risulta che gli ultimi prezzi richiesti da Selet (Tuili - Sardegna) e Scaraia sono corrisposti rispettivamente a 0,88 e 0,90 euro/kg per le sementi convenzionali, e, nel caso di Scaraia, a 1,00 euro/kg per quelle bio. L’incremento del prezzo delle Sementi avvenuto nel 2016, primo anno di esclusiva in capo a SIS, si mostra pertanto molto significativo, in quanto corrispondente a circa il 55% in più rispetto alla situazione precedente".

I "giudici" sono tranchant: Ai fini del presente procedimento, tale incremento registrato nell’a.a.2016/2017 rileva in quanto non trova giustificazioni in nuove voci di costo, quali spese di R&S, impiantistica o inedite lavorazioni sostenute dal nuovo esclusivista".

Come dire in una sola parola "speculazione". Avete acquisito "maldestramente" l'esclusiva con mille e un dubbio sulla procedura seguita e adesso incrementate un secondo dopo il prezzo del grano del 55%.

Roba che nemmeno nei sistemi più autoritari sarebbe stato possibile. Non stiamo parlando, tra l'altro, di gioielli o beni voluttuari, ma di grano: pane, farina, prima necessità!

Eppure questi signorotti del grano d'oro, secondo l'Autorità, speculano a piene mani con un guadagno da quell'esclusiva di un più 55%!

Tutto questo nella massonica gestione di una vera e propria loggia del grano: segreta, silenziosa e spregiudicata.

Danno il grano agli affiliati, a coloro che nel gergo interno devono essere " targati", o meglio non devono essere nemici e non devono far parte di altre organizzazioni al di fuori della loro.

E la loro è la Coldiretti. La potente e onnipresente organizzazione agricola che rappresenta come una macchina da guerra gli interessi del settore ma che molto spesso assume una deriva, come in questo caso, che appartiene più ad una logica consociativa che associativa.

E sono i "garanti" a scriverlo senza mezzi termini:

Al punto 129 affermano: "Dirimenti, in ogni caso, risultano al riguardo le comunicazioni circolate all’interno di SIS, in cui, da un lato, i suoi massimi dirigenti parlano in maniera esplicita della gestione delle forniture delle Sementi in termini di “filiera chiusa”, dall’altro, i responsabili dell’ufficio commerciale mostrano crescente preoccupazione per le proteste dei coltivatori dovute alle “mancate forniture di Cappelli al di fuori della filiera”, sollevando presso la dirigenza di SIS la necessità di una vera e propria “strategia di ‘difesa’".

E al punto 145 l'Agcom mette sotto accusa il sistema "targa":

"Lampanti, in tal senso, sono i ripetuti riferimenti in atti interni di SIS alla “targa” o targabilità dei coltivatori interessati alle Sementi; addirittura, risultano agli atti elenchi di controparti sviluppati dall’impresa col supporto

della stessa organizzazione di rappresentanza i cui associati venivano privilegiati nella sottoscrizione del Contratto-SIS . Quanto ai consorzi agrari, si richiamano qui le richieste avanzate da alcuni di essi per privilegiare nella stipula dei Contratti-SIS i coltivatori già propri clienti, stabilendo così una correlazione del tutto impropria con l’acquisto di altri prodotti".

SIS cerca di discolparsi e sostiene che non è vero che abbiano venduto solo ai soci Coldiretti. In realtà è vero, ma gli altri sono solo scarti, quelli che servivano per massimizzare la vendita, quelli dell'ultima fila per intenderci!

Alle controdeduzioni di Sis rispondono i "giudici" dell'Autorità.

Al punto 146 dicono: "Nel rispondere alle deduzioni di SIS al proposito, secondo cui molte forniture – per una percentuale che l’impresa ha stimato corrispondente a circa il 45% – sarebbero comunque avvenute nei confronti di coltivatori non iscritti a Coldiretti, è sufficiente ricordare come, vista la varia documentazione da cui risulta il trattamento preferenziale riservato ai coltivatori “targati”, il fatto che anche a soggetti privi di tale riconoscimento siano state vendute Sementi risponde a una naturale logica di massimizzazione del profitto d’impresa da parte di SIS, senza che ciò infici in alcun modo le evidenze di una più generale precedenza e predilezione accordata ai primi. Solo una volta esaurite le richieste provenienti da controparti soggettivamente privilegiate, insomma, è stato dato spazio alla domanda dei restanti coltivatori aspiranti a essere presi in considerazione quali controparti del Contratto-SIS".

Tutta qui la storia di un lobby fattasi massoneria del grano, esclusiva e preclusiva, spregiudicata e arraffona, speculativa e assatanata di denaro.

Se fossimo in uno Stato di diritto, ma non lo siamo, Crea revocherebbe urgentemente l'esclusiva per manifesta, dichiarata e conclamata speculazione sul grano Cappelli!

Di certo la "sentenza-decisione" dell'Autorità garante porrà un freno nell'immediato e ripristinerà un minimo di regole e legalità sulla vicenda ma il cuore resta l'assenza dello Stato.

Un Ministero dell'agricoltura inesistente che avrebbe dovuto bloccare sul nascere quella immensa speculazione su un prodotto fatto rinascere dai produttori sardi e che, invece, per giochi di potere è finito nelle fauci dei signori del grano.

Un grano-gate che meriterebbe una Corte penale, per intrecci, coperture e affari sulla testa della Sardegna e dei Sardi!