I SARDI PAGANO, I COMPAGNI SPENDONO - 1° CAPITOLO

Ho deciso di metter mano negli affari del Banco di Sardegna. Peggio ancora, in quelli della Fondazione Sardegna, che detiene il 49% delle azioni del Banco.

Un intreccio di compagni, fattisi senatori, segretari di partito e poi banchieri.

Di soldi dei sardi spariti dalle casseforti sarde per approdare in quelle di Modena. Miliardi di euro, non bruscolini. Crediti pagati con carta igienica, ruvida!

Ci metto mano alla vigilia di questo referendum.

A nessuno sfuggirà, infatti, che questa sottospecie di riforma costituzionale è frutto di lobby finanziarie e bancarie che mirano a controllare denaro e affari.

Cercherò di essere chiaro: una maldestra manovra politica, sponsorizzata dal centrosinistra nazionale e coadiuvata dalla politica deviata del centrodestra sardo, nel 2000 svendette il Banco di Sardegna!

Il 51% della Banca dei Sardi passò nelle mani della Banca Popolare dell'Emilia Romagna, la banca dei compagni e non solo!

Alla Fondazione del Banco di Sardegna restò il restante 49%.

Un dato emerge in tutta questa vicenda: la Banca popolare dell'Emilia Romagna quando compra il 51% del Banco di Sardegna non paga.

Il tutto viene iscritto nei bilanci della banca sarda con la dizione: crediti.

Crediti da estinguere con denaro liquido che la Bper non pagherà mai.

Di punto in bianco arriva il 2016 e l'operazione si concretizza nel sottobosco.

La Fondazione del compagno Cabras, Antonello, già segretario del partito, il padre putativo del più fallimentare assessore regionale dei trasporti, converte in titoli della BPER la maggior parte del credito residuo derivante dalla vendita del 51% del Banco.

La relazione al Bilancio 2016 lo scrive tra i numeri, senza fornire spiegazioni.

Mossa da passare sotto traccia, da nascondere ai più.

La Fondazione, con questa sottospecie di investimento, ha perso oltre la metà del valore dell’investimento nella BPER, il cui titolo nell’anno in corso (2016) ha già perso il 39% del valore.

Dunque, esemplifico per noi comuni mortali. La Bper ha pagato i suoi debiti con la fondazione Sardegna con carta straccia o quasi. Titoli che perdono il 39% del suo valore a fronte di denaro vero, quello che doveva essere restituito ai sardi.

Da parte sua, il Banco di Sardegna, resta fermo al palo. Nel primo semestre del 2016 dichiara un utile di 58 milioni. Ma è fumo per incompetenti! I dati operativi sono tutti in perdita, e l’utile è dovuto alla cessione della Banca di Sassari.

Il Banco ha perduto dinamicità sotto ogni punto di vista. Ma questo è niente rispetto al dato più grave di tutta la vicenda.

Il fatto più preoccupante della gestione del Banco è questo: circa 3 miliardi, dicasi miliardi, costituiscono crediti verso “istituzioni creditizie”, ossia finanziamenti quasi esclusivamente alla capogruppo, come si legge nella Relazione al Bilancio del 1° semestre dell’anno in corso.

Ovvero i soldi che il Banco di Sardegna raccoglie nell'isola li mette nelle cassaforti dell'Emilia Romagna.

Conclusione: poichè le decisioni della "gestione finanza" vengono prese a Modena, è quì che si decide dove vengono spesi i soldi della raccolta del Banco (che avviene in Sardegna).

Il Banco non ha alcuna autonomia gestionale.

Domanda: ma la BPER, la banca dei compagni è una banca solida? Nel Documento di Registrazione del 27 giugno 2016 presentato alla Consob dalla BPER per sollecitare gli investitori nella trasformazione della banca cooperativa in società per azioni si legge :
“La banca nel biennio di riferimento presenta un peggioramento della qualità del credito … e le sofferenze presentano valori sensibilmente superiori ai dati medi del sistema bancario Italia (banche grandi)”.

Mi fermo qui. È chiaro che un peggioramento della BPER, non improbabile nel caso di eventi sfavorevoli al sistema bancario italiano travolgerebbe il Banco di Sardegna, che pur vivendo una situazione seria per quanto riguarda i crediti inesigibili, è in posizione nettamente migliore di quella della capogruppo.

Dunque, i compagni del Pd, alla guida della Fondazione (Cabras) e della Banca (Arru) hanno svenduto le banche sarde agli emiliani ed ora si accingono a favorire l'acquisto della Banca Etruria, quella del papà della ministra Boschi.

Altro regalino infiocchettato per il compagno Renzi e la sua Ministra delle banche! Tanto pagano i sardi.

Ma dei soldi sardi, posti nei consigli di amministrazione e l'acquisto di Banca Etruria per ordine di Renzi me ne occupo nel prossimo capitolo.

Io voto No, per non sbagliare! Per non dare altro potere al governo delle banche!