HO FATTO QUEL CHE HO POTUTO... ORA SPETTA AI SARDI LIBERI

Ho percorso in lungo e in largo la Sardegna. Incontrato centinaia di persone, decine di assemblee e incontri. Ho visitato aziende, attraversato serre e campi arati. Ho traguardato quella terra che non ti aspetti, che lavora e produce, quella che soffre seppur carica di dignità.

C'è una Sardegna che non vuole sottostare. Un popolo silente che vuole reagire ai soprusi e alle prepotenze.

C'è una Sardegna che ha smesso di pensare con i dogmi delle ideologie. Ci sono Sardi liberi che pensano alla propria terra e non si lasciano sedurre dagli schieramenti tribali tra sinistra e destra. In ballo questa volta c'è il futuro della Sardegna. Non per scherzo.

Siamo a un punto di non ritorno.

Questa pseudo riforma centralista dello Stato ci mette davanti ad un bivio: schiavi per sempre del sistema o capaci di reagire e conquistare nuovi spazi di libertà.

Abbiamo corso da una parte all'altra della Sardegna per una zolla in più di libertà della nostra terra. Abbiamo messo su strada i nostri carri armati: quelli che arano e seminano.

Ora spetta ad ognuno di noi irrigare i campi e rendere fertili le nostre menti. Serve una presa di coscienza collettiva.

Questa riforma è un punto di non ritorno. Se passa la Sardegna sarà per sempre sottomessa al potere centrale e i trabocchetti di cui è cosparsa renderanno il tracollo più vicino di quanto si possa immaginare.

Solo i servi possono arrivare a sostenere che la Sardegna non verrà toccata. Stolti e ignoranti, capaci di imbrogliare come pochi.

La "clausola di supremazia nazionale" è stata congegnata per entrare in vigore subito, senza se e senza ma. I sotterfugi li ho spiegati, con i pareri autorevoli dei costituzionalisti più illuminati.

Non ditemi che non siete stati avvertiti.

Se passa la riforma il giorno dopo il governo potrà spedire in Sardegna ciò che vorrà, dalle scorie nucleari e alle nuove servitù.

Sardo avvisato mezzo salvato.

Non bisogna mai giocare con il fuoco, peggio con le scorie nucleari.

Potranno imporre di tutto di più: da nuove aree militari sempre più invasive a nuovi ghetti di migranti, dal deposito unico delle scorie nucleari a perforazioni petrolifere e non solo, dalle pale eoliche ai pannelli del termodinamico nelle aree agricole.

Meglio reagire. Meglio stare fermi, piuttosto che fare un passo in avanti, verso il burrone.

Questa nostra marcia sarda per il No si chiude ora, poco prima di mezzanotte, sulla piattaforma di Unidos.

Non mi lamento del poco spazio che ci è stato riconosciuto.

Si è preferito dar peso, pagine e minuti a quella decina di ministri imbroglioni che hanno scambiato i Sardi per un popolo con gli anelli al naso, pronti a credere alle millanterie di turno.

A noi è stato riservato il silenzio. Non me ne dolgo.

La scelta di un cammino di rottura e di verità presuppone anche bavagli e silenziatori.

Per questa ragione sento di dover ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno reso possibile il successo della nostra azione. A partire da coloro che hanno messo in marcia i nostri carri armati, a chi ha scatenato fantasia e lavoro per la comunicazione, a chi ha scelto il passaparola per riunire donne e uomini in ogni dove. Grazie a voi tutti. Unidos è anche questo: impegno, sacrificio, per una causa in cui crediamo. Grazie di cuore!

Unidos per il No. Unidos per la libertà della Sardegna e dei Sardi.