GIU' LE MANI DALLA SACRA TERRA DELLA MALVASIA DI BOSA - IGNORATI I DIVIETI DI PORTARE RIFIUTI

Quando Mario Soldati, il celebre scrittore, giornalista, saggista, regista, sceneggiatore e autore televisivo arriva sulle colline della Planargia è convinto che lo stiano per rapire. E' il 1975. Settembre inoltrato.

Una macchina argento lo tallona nelle curve di quello sconosciuto e segreto paesaggio che si adagia da Bosa verso la costa, bagnato dal mare e dalla segreta Malvasia. Il banditismo imperversa in Sardegna. Con lui c'è la moglie.

Solo poco più avanti capisce che nessuno intende rapirlo, almeno fisicamente. Alle sue spalle lo insegue uno dei padri nobili della Planargia: Salvatore Deriu Mocci, uno dei maggiori produttori della Malvasia di Bosa.

Lo doveva prelevare sulla strada per Sassari ma arrivò tardi e il suo autista si dovette inventare pilota per raggiungerlo nei tornanti verso casa.

Mario Soldati stava lavorando alla terza serie del suo monumentale lavoro letterario "Vino al Vino". I luoghi, Lui, non se li fa raccontare, li vuole toccare con mano, ci vuole ficcare il naso dentro, per respirarne emozioni e profumi.

Amava ripetere: “Il vino è qualcosa che vive e che fa parte della nostra vita, raccontarlo vuol dire parlare di noi, di persone e di paesaggi”.

Il suo racconto è poesia e confessione antropologica allo stesso tempo: “In quest’isola di gente dura, seria, dignitosa dovevo fermarmi solo pochi giorni, e invece rimarrò un mese".

Un mese infinito alla scoperta di quella Sardegna nascosta tra vigneti e cantine, dall'Ogliastra alla Baronia, dal Campidano alla Planargia.

Non gli sfugge niente, dai dettagli dei paesaggi alle profonde venature della terra. Quel block notes è testimone cartaceo di una sceneggiatura che scorre liscia come un copione cinematografico, impresso come il Temo sulla sponde dell'antica città regia di Bosa.

Soldati ascolta le dritte del Piero Angela della gastronomia, quel Luigi Veronelli che per primo aveva fatto entrare il mangiare nelle case degli italiani attraverso un tubo catodico.

Ed era stato Veronelli a raccontargli di Salvatore Deriu Mocci, detto il Ciecone per via della sua cecità, mastro illuminato dei vignaioli della zona.

Della Malvasia di Ciecone (Zegone) scriverà in sintesi estrema: "luminosa… finissima, leggera, setosa, profumata, saporosa di rosa e ginepro. Soprattutto completamente secca"...

La fortuna volle che, nonostante la cecità, Zegone vedesse lontano. Incontrò un altro illuminato Giovanni Battista Columbu, capitato per caso in Planargia, tanto che i due e pochi altri si fecero in quattro per far diventare la Malvasia di Bosa tra i primi vini Doc in Italia.

Denominazione di Origine Controllata. Il massimo riconoscimento di tutela, per il prodotto ma anche e sopratutto per quelle terre che lo generano.

Terre fertili al punto giusto, l'equilibrio naturale tra le caratteristiche chimico-fisiche e quelle organolettiche di quei vitigni esclusivi.

Non ci potrebbe essere la Malvasia di Bosa senza la la Planargia e nemmeno la Planargia senza la Malvasia.

Nell'enclave esclusiva tra il Fiume Temo ed il Rio Mannu,la regione della Planargia, baciata dalla costa rivolta ad occidente, racchiude i borghi di Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas,Tresnuraghes e Modolo.

Il blu cobalto di un mare intenso sfiora quelle terre uniche nel suo genere, scrigno estremo per gli arditi studi di geopedologi di ogni orizzonte: suoli tufacei e calcarei, spesso incrociati con marne, dove il vitigno della Malvasia ha trovato la sua culla ideale.

Il vitigno del resto nasce per e con terreni sciolti, magri e soleggiati, poveri di azoto e sostanza organica, ma ricchi di potassio.

Solo grazie a quelle caratteristiche la Malvasia di Bosa si staglia nel paesaggio con grappoli medio-piccoli, stretti e a volte serrati. Un unicum irripetibile!

Colore d'oro, limpido, apoteosi di profumi floreali e fruttati, delicati ma decisi: fiori di pesco, rosa, lentischio, elicriso, macchia mediterranea, miele amaro di corbezzolo, brezza marina.

I cultori lo descrivono ampio e armonico, vellutato e suadente morbidezza glicerica che vira verso una scia di spiccata e persistente sapidità marina, interminabile.

Un bene sacro nella terra di Planargia.

Mario Soldati non fu mai sequestrato, ma fu rapito dal nettare degli Dei, come lo descrisse la moglie in quel viaggio impresso nell'enciclopedia dei suoi capolavori letterari.

Ora in quella terra del nettare degli Dei si affaccia l'olezzo putrido e fangoso degli scarichi fognari di mezza italia, italia volutamente minuscola, senza che nessuno faccia niente per evitare il peggio.

Quelle terre violentate in gran silenzio, miscelate con fango putrido che nel resto d'italia hanno bandito come inquinante, ora rischiano di minare alla radice la storia e il fascino di una delle grandi produzioni della Sardegna vitivinicola.

Si mette a rischio il marchio Doc, se ne violano impunemente le leggi e le normative d'attuazione.

In quelle aree segnate nei decreti istitutivi della Malvasia Doc di Bosa è severamente vietato insediare qualsiasi impianto di trattamento rifiuti, fanghi per primi!

Vietato, senza se e senza ma. E ne pubblicherò tutti gli atti di divieto assoluto.

La norma è esplicita e chiara: nelle aree Doc non può esserci nessun impianto di trattamento rifiuti, figuriamoci spargere qua e la quel fango che minerebbe per sempre quei terreni sciolti e magri, poveri di azoto e sostanza organica, ma ricchi di potassio.

Un attentato alla terra della Malvasia, uno sfregio alla Planargia.

Una violazione grave delle leggi e dei disciplinari di quell'oro giallo che vale molto più di qualsiasi affare fognario sulla terra del vino degli Dei.

Zegone e la sua Malvasia "luminosa… finissima, leggera, setosa, profumata, saporosa di rosa e ginepro" non se lo meritano!