FOGNE, MALEDUCAZIONE E DISTANZE, LA FINE DI FOGNOPOLI

Partiamo dalla cronaca. Tutti presenti, tranne qualcuno non giustificato. Avvocati a gogò. Hanno scambiato la sede della provincia di Oristano per un'aula giudiziaria, una conferenza dei servizi per il processo del secolo, ovviamente penale.

Scorrono fiumi di denari nel mondo dei rifiuti tanto da potersi permettere uno stuolo di toghe pronte a denunciare tutto e tutti.

La conferenza dei servizi convocata per stamane dalla Provincia di Oristano per annullare in sede di autotutela la fognopoli di Magomadas è una formalità.

E' già tutto scritto in quella convocazione trasmessa a tutti gli enti interessati, dal Comune alla Regione, dalla forestale all'Arpas: annullamento in sede di autotutela dell'autorizzazione.

Mancano i sindaci interessati ma c'è il comitato dei cittadini di Ambiente Planargia. Ammesso con tanto di invito, sollecitato, della Provincia.

La conferenza può iniziare.

L'interdizione legale non attende nemmeno il fischio d'inizio che l'arroganza del potere prende subito il sopravvento.

Quei gentiluomini degli avvocati della società dedita al commercio di fogname dalla Puglia sono pronti a tutto e vogliono mostrarsi duri e determinati, come per meritarsi sino in fondo la pregiata parcella.

La prima pregiudiziale è elegantissima, roba da accademia del bon ton: la signora Zarelli deve essere cacciata via.

Il dito puntato è contro Annalisa Zarelli, segretaria del comitato di Ambiente Planargia. La vogliono fuori dalla conferenza dei servizi, nonostante fosse stata già ammessa dal dirigente della provincia.

L'accanimento è senza appello. La pochezza delle argomentazioni emerge sin dalle prime battute.

In realtà Annalisa Zarelli non è semplicemente una ragazza di Magomadas, ma è colei che con un coraggio da leone ha osato sfidare quei signorotti che volevano infestare la Planargia con i fanghi fognari della Puglia. E' lei che li ha messi all'angolo con un video inchiodante dello sversamento delle fogne pugliesi nei campi di Magomadas.

E ora, pur sapendo che non poteva parlare, perchè ammessa solo come uditrice, i signori delle fogne pugliesi non la vogliono nemmeno vedere in faccia.

Sono abituati a comandare. E si portano dietro avvocati in fila indiana per incutere timore, dai poveri cristi agli amministratori comunali. Con alcuni ci riescono, con altri no.

L'atteggiamento è di quelli che cacciano chi li disturba e lo vorrebbero fare pure in una conferenza dei servizi, dove loro non sono né padroni né signorotti.

Annalisa Zarelli è impassibile. Attende che qualcuno le dica di alzarsi. Li guarda negli occhi senza mai abbassare lo sguardo. Vede i potentati indispettirsi, loro con macchinoni da mille e una notte e lei con il suo dolce pandino che li presidia giorno e notte insieme a quelle donne e quegli uomini che hanno deciso di non soccombere alla fogna pugliese.

La signora Zarelli può restare, sentenzia la Provincia, sbattendo la prima porta in faccia alla sbruffoneria tipica dei saloon texani che la volevano messa alla porta.

La conferenza può iniziare. Anzi no.

I texani chiedono ancora la parola. Speroni sul tavolo e giù con la nuova pregiudiziale. Diteci esattamente cosa ci contestate perchè non lo abbiamo capito. E giù l'avvertimento condito dalla prima idiozia altisonante: nell'ipotetico annullamento della nostra autorizzazione non c'è alcun interesse pubblico!

Suvvia, questa è davvero grossa. La devo riascoltare più volte. Riascolto la qualifica di chi pronuncia con tanta enfasi un verdetto da far rabbrividire il diritto, da quello nuragico sino a quello romano.

Anzi, soggiunge lo sceriffo di corte: non esiste interesse pubblico e si sta violando l'interesse costituzionale alla libera impresa e al lavoro!

Sciocchezze roboanti messe in fila una dietro l'altra ammesse solo in un consèsso dove si discute di fanghi & fogne!

E dunque il diritto dei cittadini a respirare e vivere a casa loro senza miasmi e nauseabondi odori non sarebbe un interesse pubblico?

Non sarebbe un interesse al lavoro quello di centinaia di famiglie legate alle produzioni agricole impestate dalle fogne pugliesi?

E l'attività turistica sarebbe una sottospecie di lavoro rispetto a quello di infestare l'aria con i fanghi fognari di Taranto e dintorni?

La conferenza dei servizi non è ancora iniziata e gli avvocati dei signori delle fogne pugliesi sono già arrivati alla seconda eccezione.

Nervosetti.

Devono fare bella figura davanti agli elargitori di denaro per le loro ricche parcelle. Il loro compito è interdire, disturbare, provocare, spararle grosse, intimorire chi si dovesse azzardare a far valere la legge.

Attaccano come quei pugili che si accaniscono sul sacco.

Peccato che colpiscano sempre e solo il sacco. E alla fine si affondano da soli. Hanno la smania di eccedere e sfoderano la domanda del secolo: le distanze dal centro abitato sono rispettate si o no?

Risponde il tecnico del comune: la giunta comunale ha approvato una delibera il 23 gennaio del 2015 e ha stabilito il perimetro urbano. In base a quella delibera le distanze non sono rispettate.

E' gelo! Stalattite di ghiaccio che si staglia sul caldo della sala della provincia.

Ancora all'angolo per la risposta senza appello, i prodi legali tentano di rimediare alla domanda cruciale e ritornano sulla scena del delitto: e allora perchè avete rilasciato l'autorizzazione?

La risposta è secca: perchè ci siamo fidati della vostra autocertificazione che sosteneva che le distanze erano rispettate.

Eccolo il cuore dell'annullamento: un'autocertificazione falsa alla base dell'intero progetto, l'arcano è tutto qui.

Certo nessuno l'ha verificato lungo percorso ma il dato inchiodante è quella dichiarazione allegata al progetto con tanto di timbro di professionista della società: le distanze sono conformi, sosteneva.

Non era e non è vero, visto che le case non sino spostate. Dovevano essere minimo 300 metri e sono molti di meno.

La partita è chiusa.

Tutto il resto sono immense pirofile di niente, gazzosa in terra santa di malvasia.

La sintesi della riunione è nelle parole della funzionaria della regione, palesemente mortificata dal non riuscire a salvare la fabbrica di fangopoli.

La norma delle distanze dai centri abitati non può essere derogata e si deve applicare al caso di Magomadas.

La conferenza dei servizi finisce qui. Nessun arrivederci. Nessuna nuova convocazione, semmai l'attesa per la sentenza finale.

Sarà difficile che le scenografiche rappresentazioni dei pistoleros che agitano il grilletto della denuncia e del risarcimento danni possano far effetto.

Del resto che agitassero il pistolino era scontato, è nello stile di questi gringos d'assalto che pensano di ottenere tutto e di più a suon di scaramucce western.

Le norme sono altro, sono cosa seria!

Chi ha il dovere di chiudere per sempre questo capitolo sa di aver omesso il controllo, di aver avuto troppe distrazioni sulla procedura autorizzativa e che non può permettersi altri passi falsi.

L'annullamento in sede di autotutela di quella autorizzazione, come esorto da mesi, è la strada maestra per restituire dignità alla pubblica amministrazione e rendere giustizia ai cittadini di Magomadas e della Sardegna tutta.

Se la chiusura di quell'impianto non arrivasse in tempo utile per scongiurare il dolo il pericolo sarebbe ben altro.

E loro, in provincia, lo hanno capito perfettamente.

Chi applica e fa applicare le leggi non sono i gringos di fognopoli!