PILI, ECCO LE PROVE, NUBE TOSSICA A QUIRRA NEL 2008, DISASTRO AMBIENTALE NON E’ PRESCRITTO

NELLA ZONA TORRI UN DESERTO LUNARE, NON CRESCE NIENTE

MATERIALI DEFORMATI E MINERALIZZAZIONI MODIFICATE DA FUSIONI AD ALTISSIME TEMPERATURE

IL DEPUTATO DI UNIDOS FA APRIRE GLI ARCHIVI DI PERDASDEFOGU: ULTIMA MEGAESPLOSIONE PER SMALTIRE BOMBE E MISSILI DAL 15 GENNAIO AL 1 FEBBRAIO 2008

LA PROCURA RIAPRA IL FASCICOLO: NON C’E’ PRESCRIZIONE

“Il disastro ambientale nel poligono militare di Quirra non è prescritto. Ci sono le prove e i documenti: l’ultimo devastante smaltimento di bombe missili, munizioni di vario genere è avvenuto il 31 gennaio del 2008. E’ una data chiave che riapre obbligatoriamente il fascicolo del disastro ambientale all’interno del poligono di Quirra. Una data che fa saltare le argomentazioni di chi ha tentato in tutti i modi di far cadere nella prescrizione i reati ambientali più gravi. In un rapporto di bonifica di primo grado nel poligono di Perdasdefogu nascosto confusamente dentro la cassaforte del poligono emerge che nei giorni 15, 16, 17, 18, 21, 22, 24, 25, 28, 29, 30 e 31 gennaio e 1 febbraio a seguito di esercitazione nei giorni 15, 16, 17, 18, 21, 22, 23, 24, 25, 28, 29, 30, 31 gennaio 2008 si sono svolte ulteriori mega operazioni illegali di smaltimento di armamenti di ogni genere. Esplosioni incontrollate che generavano nubi tossiche di centinaia di metri che si riversavano, cariche di agenti inquinanti e nanoparticelle, direttamente sui centri abitati e nelle aree circostanti”.

Lo ha detto il deputato di Unidos Mauro Pili dopo una visita ispettiva compiuta all’interno del poligono nella serata di sabato, con un approfondito sopralluogo nella zona torri oggetto dello smaltimento illecito di bombe e missili e all’interno degli archivi del poligono. Visita tesa ad individuare la data dell’ultima operazione di smaltimento illecito di bombe e missili all’interno del poligono e riaprire i termini per il reato di disastro ambientale.

“Tutte queste operazioni – ha detto Pili - erano ovviamente fuorilegge, visto che da allora ad oggi quelle stesse bombe e missili si eliminano dentro fabbriche dove vengono smontati e smaltiti in modo differenziato senza generare nessun tipo di esplosione. Il documento che ho individuato, visionato e chiesto di acquisire individua nomi e cognomi di coloro che hanno materialmente gestito quell’operazione a partire dal direttore dell'operazione il tenente Andrea Pasquarelli. Il tipo di attività era in capo al 116º deposito di Serrenti da cui erano arrivati molti dei manufatti esplosi distrutti e smaltiti in quei giorni. Una montagna di bombe di ogni genere: quattro bombe mk 83, 64 bombe LBR500, 7988 bombe a mano, 35 bombe MK82, 3220 metri di miccia a lenta combustione, 2029 detonatori, 1422 propagatori, 192 cariche cave D3, 458 segnalatori, 960 razzi, 720 razzi, 1345 metri di miccia detnante, 1262 kg TNT, 4891 detonatori, 679 illuminanti, 1 cartuccia foto illuminante, 50 squib, 11 safety and army, 18 igniter M69, 96 cilindri da 100 g di TNT. Da Macomer nello stesso contingente arrivarono: un booster per Mirach M261 1104 bombe a mano da esercitazione, 1224 bombe a mano SRCM da guerra, 122 detonatori a miccia. Dal verbale risulta che nessun ordigno restò inesploso come sottoscritto dal direttore dell'operazioni bonifica il primo maresciallo GT Gabriele Melis sottufficiale. Nell’operazione di smaltimento furono coinvolti 20 militari in qualità di rastrellatori. Il verbale è datato 1 febbraio 2008. Un quantitativo immenso che veniva sistemato dentro delle buche imponenti e fatto esplodere, disperdendo nell’aria colonne di nubi tossiche di centinaia di metri che si riversavano nelle aree limitrofe adagiandosi nei centri abitati. Questi atti devono essere immediatamente sequestrati dalla commissione d’inchiesta e l’area di Zona Torri deve essere sottoposta ad indagine approfondita per risalire al grado di disastro ambientale generato da quel tipo di smaltimento e le ripercussioni su militari e civili. Non è una novità che le nano particelle generate da tali esplosioni generano agenti letali per la vita umano. A questo si aggiunge il dato eloquente della zona Torri. Una vera e propria distesa lunare dove non cresce più niente e dichiarata dagli organi militari interdetta. Dove niente può essere prelevato e nessuno può accedere. Un quadro disarmante dove si possono vedere carcasse di missili deformati dalle temperature elevatissime generate dalle megaesplosioni, con fusioni di materiali che si rivengono ancora nella superficie del terreno, nonostante tutto sia stato coperto e interrato. Temperature elevatissime in grado di modificare sia sul piano chimico che fisico ogni tipo di manufatto generando quelle nubi tossiche devastanti per la salute dei militari e dei civili”. “Ora che siamo certi che l’ultima attività di smaltimento illegale è avvenuta nel 2008 non bisogna far passare nemmeno un giorno di tempo per riaprire il fascicolo del disastro ambientale. Chiederò formalmente alla commissione d’inchiesta di trasmettere tale richiesta alla Procura di Lanusei. Non si può lasciare niente di intentato – ha concluso Pili - per individuare responsabili di chi ha considerato e trattato la Sardegna come una mega discarica incuranti della salute umana e non solo. Basta omissioni di Stato, occorre agire senza ulteriori indugi”.