DRONE IN LIBIA, LA DIFFERENZA TRA PRECIPITATO E ABBATTUTO

Ci vuole la sfacciataggine del ministero della difesa per trasformare un drone abbattuto in uno precipitato.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: si tratta di un ministero dedito a negare e nascondere.

I gravissimi fatti di stasera in Libia ne sono la prova provata.

Mentre il generale Haftar dichiarava di aver abbattuto un drone turco in un'area di guerra, il ministero della difesa italiano si precipitava a dire dichiarare che è un drone predator italiano era precipitato sulla costa libica.

Una posizione quella del Ministero della Difesa totalmente improbabile e che contrasta totalmente con l’area dove è stato rinvenuto il drone abbattuto.

La differenza tra precipitare e abbattere è ovviamente sostanziale.

Il ministero del negare e nascondere anche in un episodio di questa gravità ha tentato di distorcere la verità con un comunicato grottesco che parla addirittura di un impegno del drone in una missione a mare.

Tutto questo ovviamente costituisce un fatto di una gravità inaudita perché stiamo parlando di un velivolo dichiarato come sofisticato con pilotaggio remoto che non solo non risponde più ai comandi ma addirittura si spingerebbe senza alcun tipo di controllo in aree di guerra.

Lo capisce chiunque che siamo di fronte ad affermazioni che rasentano il paradossale e, se non fossero drammatiche, sconfinerebbero nel ridicolo.

Affermare di aver perso il controllo di un drone da 10 milioni di euro significa che non solo il mezzo non risponde alle decantate qualità tecnico militari ma che può mettere gravemente a repentaglio la stessa sicurezza nazionale.

L’incursione di un mezzo aereo italiano in un teatro di guerra poteva costituire un incidente di ben altra natura sul quale la reazione di parte avversa poteva essere di ben altro tenore.

Le parole pronunciate questo pomeriggio dal generale Haftar confermano tutta l’irritazione di quel versante libico che attende giustificazioni plausibili e non ridicole sulla presenza di un mezzo aereo di quella portata nello scenario di guerra libico.

Che ne sarà della commessa milionaria di acquisto di quei droni dagli Stati Uniti?

Sarà confermato l’approvvigionamento futuro nonostante quello che si può configurare come un fatto grave nell’esercizio della funzione di controllo del territorio da parte del mezzo aereo?

Il comunicato del ministero della difesa già di per sé costituisce una gravissima assunzione di responsabilità perché da una parte si cerca di nascondere l’accaduto e dall’altra si forniscono ragioni fuorvianti non contemplate in alcun protocollo di missione estera conosciuto dello Stato italiano.

Resta la figuraccia mondiale di uno Stato che non sa controllare nemmeno un drone remoto e che per sua stessa ammissione precipita in campo avverso.

Considerato che la coalizione di Haftar non è esattamente quella sulla quale il governo italiano ha riposto fiducia il rischio è grave sotto ogni punto di vista.

È auspicabile che questo "incidente" non resti senza risposte e soprattutto venga chiarita la recondita ragione della presenza del mezzo aereo in un teatro di guerra.

E' questo l'elemento più grave dell’intera vicenda con il rischio di coinvolgere l’Italia in un conflitto proprio davanti ai propri confini.

È indispensabile che il ministro della difesa la smetta di continuare a impegnare risorse rilevanti in mezzi e uomini per giocare alla guerra.

Il rischio è che questo gioco possa diventare pericoloso. E oggi si è rischiato grosso.