PILI: CONSORZIO AGRARIO VERSO IL TRACOLLO, LE MANI DELLE BANCHE SULL’AGRICOLTURA SARDA

NIENTE PIU’ CARBURANTI AGRICOLI, FERMA LA RACCOLTA DEL GRANO, CHIUSE OFFICINE E SERVIZI FONDAMENTALI

CONSORZIO AGRARIO DELLA SARDEGNA DIMEZZA LA SEDE CENTRALE DI CAGLIARI, CHIUDE ORISTANO E ALGHERO, LICENZIA 45 DIPENDENTI

CHIUSI SERVIZI IMPORTANTI IN TUTTA L’ISOLA E RISCHIA IL FALLIMENTO

LE BANCHE CHIUDONO TUTTE LE LINEE DI CREDITO E MANDANO IN CONCORDATO PREVENTIVO LA COOPERATIVA

“Bloccata la vendita dei carburanti agricoli, ferma la raccolta del grano, chiuse officine e servizi fondamentali del settore agricolo. Il Consorzio agrario della Sardegna dimezza la sede centrale di Cagliari, chiude Oristano e Alghero, licenzia 45 dipendenti. Chiusi servizi importanti in tutta l’isola e rischia il fallimento per colpa delle banche che chiudono tutte le linee di credito e mandano in concordato preventivo la cooperativa. Una situazione disastrosa che rischia di mettere in ginocchio ancor di più il comparto agricolo della Sardegna.

Verrà a mancare una struttura fondamentale di proprietà degli agricoltori che ora rischia di finire nelle mani di qualche operazione speculativa nazionale. Dietro la chiusura di gran parte delle sedi e servizi del consorzio agrario Sardegna ci sono ancora una volta le banche. E gli amministratori del Consorzio lo scrivono a chiare lettere nella decisione di licenziare metà dei propri dipendenti, 45 su 98: le banche hanno chiuso tutte le linee di credito.

Una decisione malsana per una struttura di fondamentale importanza per lo sviluppo agricolo della Sardegna e che ora rischia di chiudere mettendo il settore agricolo dell’isola nelle mani di nuovi mercenari. Il licenziamento di 45 dipendenti, la chiusura di gran parte dei servizi del consorzio agrario della Sardegna costituisce un durissimo colpo per il settore considerato che la struttura regionale doveva svolgere una funzione calmieratrice sia per gli acquisti che per le vendite garantendo agli agricoltori un supporto decisivo nell’attività produttiva.

È indubbio che il consorzio agrario della Sardegna avesse bisogno di una riorganizzazione strategica e gestionale ma il rischio che oggi si corre è quello della sua definitiva chiusura con il pericolo di finire nelle mani di speculatori di ogni genere.

La drastica riduzione del fatturato verificatasi dal secondo semestre del 2017 ad oggi è di fatto legata proprio alla chiusura delle linee di credito da parte degli studi bancari impedendo di fatto la continuità aziendale a partire dalla erogazione dei servizi fondamentali sino alla vendita dei carburanti agricoli o all’acquisto del grano.
La richiesta presentata al Tribunale di Cagliari di concordato preventivo con continuità aziendale (istanza con riserva) è l’atto più delicato della storia del consorzio agrario della Sardegna.

Le somme che avrebbero determinato questa richiesta di concordato preventivo sono semplicemente irrisorie rispetto al ruolo e la funzione del consorzio agrario della Sardegna. Pensare che le banche per debiti così marginali rispetto a quanto le banche stesse hanno storicamente supportato lascia presagire interessi diversi rispetto al patrimonio immobiliare e non solo del consorzio agrario della Sardegna.

Sottoporre questa struttura ad uno stress finanziario inopportuno e fuori luogo significa aver messo sotto attacco non solo una struttura strategica per il settore agricolo ma aver di fatto messo sotto ricatto commerciale ed economico l’intero comparto.

È fin troppo evidente che la mancanza di uno strumento calmieratore del mercato, dall’acquisto dei carburanti a quello dei cereali, costituisce un indebolimento strutturale del comparto agricolo con tutte le conseguenze del caso.

I volumi di fatturato del consorzio agrario hanno subito negli ultimi 24 mesi un’erosione di quasi 10 milioni di euro rispetto al 2016 passando da 57.774.056 euro a 46.454.522. Tutto questo perché è stato bloccato l’accesso al credito di una struttura consortile di proprietà degli agricoltori.

È impensabile che la Regione sarda continui ad ignorare questo processo di colonizzazione dell’agricoltura in Sardegna, dal grano capelli al consorzio agrario, dall’invasione di suini esteri sino alla gestione dell’associazione degli allevatori, ed anzi appaia complice di questo piano segreto delle banche di mettere sul mercato fallimentare l’agricoltura sarda.

Tagliare le linee di credito ha un solo obiettivo: far fallire un comparto strategico per favorire l’arrivo in Sardegna di multinazionali o di compari di merenda magari dell’Emilia-Romagna o della Toscana. Tutto questo sta avvenendo con la copertura politica di questa giunta regionale che non si preoccupa né dei 45 lavoratori che perdono il lavoro tantomeno delle ripercussioni drammatiche che avrebbe la chiusura del consorzio agrario della Sardegna. Ignora, questa giunta regionale, la decisione di chiudere la sede centrale del consorzio di Oristano, di quella di Santa Maria La Palma e di gran parte dei servizi della sede centrale di Cagliari.
Sia il nord che il centro Sardegna saranno, dunque, prive da subito dell’importante funzione del Consorzio agrario e nel contempo saranno ridotti drasticamente i servizi per tutto il sud Sardegna”.

Lo ha detto stamane il leader di Unidos Mauro Pili dopo aver incontrato i rappresentanti del mondo agricolo del Medio Campidano e del Cagliaritano che gli hanno rappresentato la gravità della situazione e le gravissime ripercussioni in tutto il comparto agricolo della Sardegna.

“È indispensabile che la giunta regionale attivi immediatamente tutte le azioni necessarie per evitare che tale situazione porti al tracollo e chiusura del consorzio agrario della Sardegna. È inaccettabile che le banche continuino ad utilizzare le raccolte finanziarie dell’isola per finanziare attività produttiva nel nord Italia e invece lesinino le linee di credito a strutture importanti come il consorzio agrario.

Stare in silenzio, non mettere in campo azioni strategiche per salvare questa struttura, significa essere complici di un progetto coloniale per l’agricoltura sarda. Tutto questo – ha concluso Pili - lo impediremo in ogni modo consapevoli che non potranno essere le banche a decidere il futuro dell’agricoltura della Sardegna“.