COMPAGNIE TELEFONICHE, LA PRATICA DELLO SFINIMENTO LEGALE - INTERROGAZIONE DENUNCIA DI MAURO PILI

ECCO COME LE COMPAGNIE TELEFONICHE SCHIACCIANO GLI UTENTI

ANCHE SE HANNO TORTO NON SI DIFENDONO, TANTO IL CLIENTE SI STANCA PRIMA DEL GIUDIZIO,
IL RAGIONAMENTO E' SEMPLICE: IL CLIENTE NON HA I SOLDI PER PROSEGUIRE L'AZIONE GIUDIZIARIA

INTERROGAZIONE DI MAURO PILI ALLA CAMERA

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dello sviluppo economico - Per sapere - premesso che:

i cittadini utenti di grandi compagnie di telecomunicazioni continuano a segnalare situazioni gravi e tese a rendere sempre difficile un rapporto corretto e trasparente tra utente e compagnia;

la società Enosis Cristalli Srl ha segnalato al sottoscritto interpellante una procedura di abuso e pratica commerciale scorretta a seguito di un disservizio causatole dalla Telecom Italia Spa contro la quale aveva promosso un procedimento per Accertameto Tecnico Preventivo (ATP) al fine di stabilire e quantificare il danno grave subito;

nonostante il procedimento per ATP abbia acclarato l’inadempimento in maniera solare, Telecom, nel corso del procedimento, teneva un comportamento difensivo alquanto singolare: in primo luogo, riteneva fin dal principio di non procedere alla nomina di alcun consulente tecnico di parte;

in secondo luogo e ancora più sorprendentemente, decideva di non formulare alcuna osservazione alla perizia, nonostante questa le fosse gravemente sfavorevole;

in terzo luogo, reagiva alla proposta conciliativa formulata da Enosis rifiutandola senza tuttavia formulare alcuna controproposta, finanche di valore minimo, dimostrando di non avere alcuna intenzione di procedere ad una conciliazione;

appare evidente che il comportamento di Telecom si fonda sul consapevole uso/abuso della posizione di sudditanza economica della grande maggioranza dei consumatori lesi da comportamenti illegittimi ad essa imputabili;

per effetto di tale strategia, Telecom ha assunto come regola e prassi aziendale quella di rifiutare a priori di transigere o conciliare qualsiasi controversia, indipendentemente dal merito delle pretese dei consumatori;

le compagnie, infatti, confidano nel fatto che, nella maggioranza dei casi, i consumatori lesi nei loro diritti non avranno né il tempo né i mezzi necessari per intraprendere procedure giudiziarie che richiedono anni prima di essere concluse;

ciò è in particolare vero nei casi come quello di Enosis, in cui l’inadempimento è stato talmente grave da porre in pericolo la stessa sopravvivenza dell’azienda: in questo caso, Telecom sa benissimo di trovarsi in una posizione di assoluta preminenza, posto che, mentre Telecom si può permettere di rischiare di pagare un ammontare ben più considerevole delle richieste transattive al termine dell’eventuale procedura giudiziaria instaurata dal consumatore (che comunque richiederebbe anni prima di essere conclusa), quest’ultimo sarà invece costretto, pur di scongiurare il fallimento a proporre una somma irrisoria oppure a rinunciare tout court ad azionare i propri diritti di difesa, anche per evitare le ingenti spese che questa scelta comporterebbe;

il comportamento di Telecom nelle proprie scelte difensive rende completamente illusoria la prospettiva offerta dai rimedi giuridici, che rimangono al livello della pura forma e potenza, senza tradursi mai in sostanza;

il comportamento di Telecom, denunciato nella segnalazione all’interpellante, è particolarmente lesivo dei diritti dei consumatori nella misura in cui, come è avvenuto nel caso di Enosis, Telecom si guarderà bene dall’informare sin dal principio la controparte della propria politica aziendale, ma, al contrario, a parole, si dichiarerà sempre disposta a voler trovare una soluzione conciliativa, salvo poi comportarsi in maniera del tutto incompatibile a tale intendimento;

ciò è particolarmente evidente nel caso di Enosis, ovvero in un caso in cui, lo si ribadisce, dove a fronte di un inadempimento solare ed acclarato, Telecom rifiuta addirittura di formulare qualsiasi controproposta alla proposta conciliativa presentata dal consumatore leso;
questo comportamento non è casuale, ma appare sempre finalizzato ad indurre il consumatore ad esperire inutilmente procedure defatiganti e sopportarne i costi gratuiti, confidando nel fatto che il consumatore, una volta stremato ed esaurite le sue limitate risorse, a un certo punto desista e si rassegni;

tali comportamenti sembrano rispondenti ad una vera e propria politica aziendale e sono quindi verosimilmente posti in essere in una grande quantità di casi, tenuto conto che Telecom ha probabilmente in corso centinaia di vertenze simili a quella proposta da Enosis;

il caso di specie non differisce da quello di quasi tutte le aziende che possono usufruire della propria posizione di predominio economico a discapito di altri soggetti che, non godendo di uguali capacità, vedono frustrati i propri diritti ed interessi;

è chiaro che la prassi aziendale di Telecom, fondata sull’aprioristica preclusione di ogni transazione/conciliazione induce i consumatori a reputare opportuno soprassedere dal coltivare in giudizio, con notevole dispendio di denaro, energie e di tempo, le proprie fondate pretese e, pertanto, ritenere preferibile rinunciare a far valere le proprie ragioni;

appare all’interrogante, evidente la gravità della situazione discriminatoria che si produce tra Aziende e cittadini consumatori, come descritto in premessa - :

quale sia l’orientamento del Presidente del Consiglio dei Ministri e quello del Ministro dello Sviluppo Economico, a cui le Telecomunicazioni afferiscono, in merito alla regolamentazione delle tattiche affamatorie delle grandi aziende nei confronti dei cittadini consumatori;

se non ritenga di dover istutuire un apposito osservatorio per valutare la reiterazione di tali pratiche;

se non intenda valutare il caso segnalato ed altri eventuali anche alla luce del regime concessorio di cui godono tali aziende;