CIAO PASQUALINO, AMICO DA SEMPRE, PRINCIPE DELLA GIUSTIZIA

La sua ultima arringa è stata quella più difficile. Ha combattuto, duramente. Sino in fondo, come nel suo stile di vita. Lo ha fatto con l'eleganza innata del suo essere, con la fermezza del suo carattere. Ieri ha chiesto di essere riportato nella sua casa, nel cuore della sua vita, affianco alla sua amata Chiaramaria.

Poco fa ci ha lasciati.

Pasqualino Federici non è mai stato solo il mio avvocato. E' stato per me amico leale, fraterno e illuminato. Da sempre. Da almeno 20 anni, sin dal primo giorno che ci siamo incontrati.

Con lui il mondo della legge perde un Principe del diritto. Un avvocato vecchio stampo. Con il cuore e con la testa. Con la passione e la fermezza. Pane al pane, vino al vino. Senza timore reverenziale, deciso e senza fronzoli. Sagace e ironico, risoluto e sapiente. Pasqualino ha difeso tutto e tutti. Dai banditi più incalliti, ai vertici dell'anonima sarda. Amava ripetermi: ogni essere umano ha diritto di essere difeso. E anche quando la sentenza appariva scritta, lui la ribaltava.

Ho vissuto gli anni della mia Presidenza della regione contando sempre sul suo sostegno, leale, convinto e decisivo in consiglio regionale dove fu eletto con una valanga di voti, raccolti in ogni angolo di Sardegna. Mi diceva sempre con ironia: sono i voti delle persone che ho fatto assolvere!

E poi in questi vent'anni è stato il mio avvocato. Le notizie di reato che mi riguardavano le apprendeva dal giornale, il più delle volte. E attendeva la mia telefonata alla ricerca di conforto e sostegno.

Anche questa volta l'hai fatta grossa, ironizzava. Per lui, però, anche il processo più semplice era impegno, dedizione, studio.

In Consiglio Regionale ogni suo intervento era un'arringa, sottile e ironica, decisa ed elegante. Sempre nel rispetto degli avversari. Fu vicepresidente della massima assemblea sarda, incarico che esercitó con saggezza e imparzialità.

Al Senato era sofferente, gli ordini di partito gli stavano stretti e con l'andare del tempo la sua ribellione diveniva sempre più palese.

Sino a quel voto contro le gerarchie per separare il collegio europeo della Sardegna dalla Sicilia. Presentò l'emendamento, lo difese a gran voce in aula, nonostante le reprimende del presidente del gruppo. Non passò per un voto, ma la sua arringa passò alla storia, per coraggio e lucidità.

Sardo, prima di tutto, uomo di giustizia, sempre!

Il nostro ultimo processo non finì come Pasqualino avrebbe voluto e meritato: aveva vissuto la mia condanna come un sopruso e nonostante la malattia mi esortava ad essere fiducioso per l'appello.

Qualche settimana fa, con la voce provata, mi tranquillizzava dal letto d'ospedale. Lui e la sua arringa infinita. Lo esortavo a pensare alla salute, ma lui mi ribadiva la data dell'appello.

Speravo di cuore che le vicissitudini mediche potessero essere superate. Ne ero convinto. Quanto lui. Poi, invece, le complicazioni hanno reso tutto più difficile. Le forze sono mancate. E con lucidità da uomo forte mai venuta meno ha chiesto di andare a casa.

Non ce l'ha fatta. Questo pomeriggio ci ha lasciati.

La sua vita è stata un'arringa. Leale e sincera, sapiente e autorevole.

Un Principe del diritto, un amico vero.

Grazie di cuore Pasqualino, per la tua amicizia, per la tua saggezza, per i tuoi consigli. Mi mancherai.

Un abbraccio grande a Chiaramaria e a Marco. Moglie amata di un marito esemplare e figlio di un padre forte e coraggioso.

Ciao Pasqualino