CIAO, FRA LORENZO, SAN FRANCESCO DEI SARDI

Non so se Fra Lorenzo, Benvenuto Pinna di Sardara, fattosi frate da bambino, abbia compiuto miracoli nei suoi quasi 97 anni di vita terrena. Lo dirà la Chiesa e la storia.

Un fatto è certo: Fra Lorenzo, il frate Semplice e Buono, per la Sardegna e i Sardi è stato ed è l'erede naturale del Beato Nicola da Gesturi e di Sant'Ignazio da Laconi.

Cappuccino, Francescano, legato com'era alla sua terra e alla sua natura.

Quando lo incontrai la prima volta tra le imponenti e austere mura della chiesa di San Francesco di Iglesias ebbi la netta percezione che quel fraticello minuto ed esile, leggermente curvo con il passo deciso e l'afflato dell'illuminato, avesse qualcosa di speciale.

Si muoveva con la semplicità di un questuante e l'autorevolezza di un profeta.

Dolce e sincero, semplice e naturale. Non ti porgeva mai la mano per stringerla ma sempre le braccia per abbracciarti.

Siamo diventati amici, negli anni. Ogni incontro era scolpito nella mia memoria, ogni volta una lezione di vita, quella di un piccolo grande uomo che aveva scelto di donare la sua vita agli altri.

Ogni tanto, prima delle feste comandate, mandava un emissario per chiedermi di farmi vivo. Non andavo mai via con le mani in mano, una volta una piantina, una volta un seme. Amava farmi vedere quell'orto fattosi giardino che curava con la sapienza di un agronomo e l'amore di un bambino.

Parlava, sospirava della natura. Mi diceva sempre: bisogna essere felici delle piccole cose.

Sono nato e cresciuto in campagna, mi raccontava. La sfida sin da piccolo era tra chi arrivava prima. E io arrivano quando era ancora notte. Amavo vedere il sorgere del sole, il suo salire in cielo. Crescere. Toccavo con mano la brezzolina d'estate che alleviava il calore che mi giungeva dall'alto. Il mio unico orologio, mi ripeteva, era la luna e il sole, il buio e la notte.

Ha conosciuto la devastazione della guerra, il dramma della ricostruzione.

Mi raccontava sempre di quel giorno che entrò in convento, la prima volta.

La divina provvidenza lo accolse tramite colui che divenne Beato Nicola da Gesturi.

Vedendolo spaesato dentro la chiesa, accompagnato dal padre, Fra Nicola si avvicinò e gli chiese se potesse essere utile. Lui, forse quindicenne, rispose con la semplicità del bambino: voglio diventare Frate. Nicola lo guarda, gli chiede il nome e lui risponde: Benvenuto. Fra Nicola lo prende per mano e gli dice: Benvenuto tra noi.

Inizia così la storia di quel bambino semplice che diventa anno dopo anno l'icona della spiritualità di una città e di una terra che soffre.

Lui scava nel dolore, si fa infermiere, accudisce i deboli e segue le orme questuanti di Nicola.

Cresce passo dopo passo la venerazione per quel frate semplice e buono, quella barba bianca acuta e folta che entra prima di lui in ogni casa dove la sofferenza alberga.

Ama trascendere, andare oltre il dolore, insegna e spiega la bellezza della vita. Insegna ad amare i piccoli gesti, riempie la sua bisaccia di medicine per il fisico di chi soffre, ma porta sempre con se un carico di pace e serenità, l'unica medicina che non fa male, ama ripetermi.

Non posso chiamarlo al telefonino, nemmeno per sapere come sta. Quegli aggeggi sono utili, ma risucchiano il cervello, mi disse.

Abbiamo bisogno di serenità. Questo mondo deve stare più in silenzio e deve riflettere.

E non è un caso che quando i regolamenti riaprono le nicchie di preghiera, lui sceglie il suo Arcuentu, montagna della sua terra.

Si chiude per mesi dentro quelle nicchie nella natura. Parla con le piante, vive con gli animali, si ricongiunge con il Creato. Lo respira. Lo trasfonde nella sua meditazione.

Ieri Fra Lorenzo ha raggiunto la sua ultima nicchia terrena. Ci ha insegnato, forse senza riuscirci sino in fondo, per demerito nostro, la semplicità.

Il saper vivere con poco e in silenzio, amando ciò che abbiamo senza brigare per ciò che non possiamo avere.

Ciao Fra Lorenzo, frate semplice e buono. Grazie della tua lezione di vita.