CIAO ALESSANDRO, FIGLIO E NIPOTE DI SARDEGNA

Alessandro Madesani Deledda, nipote unico di Grazia, parlava della nonna sempre e solo al presente. Come se fosse sempre stata al suo fianco, pur non avendola mai conosciuta.

Per lui Nonna Grazia era sempre luce, nel giorno e nella notte.

Studioso di statistica dovette ben presto riconvertire la sua passione nel nome del suo avo più celebre.

La volle fortissimamente nel suo cognome, antesignano dell'alta corte, impose il richiamo materno nel suo vivere quotidiano.

Venerdì pomeriggio, in un letto d'ospedale a Luino, dopo una malattia che lo ha duramente provato, ha raggiunto la sua amata nonna.

E oggi che quel figlio e amico di Sardegna ci ha lasciati riecheggiano forti le parole di Grazia: “La vita passa e noi la lasciamo passare come l'acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca.”

Con Alessandro Madesani Deledda non scompare solo un amico sincero, per me e molti di Unidos era qualcosa di più.

Da almeno 12 anni la sua famiglia in Sardegna era quella di Carmelo e Maria Cicalò. Nel cuore della Baronia, ad Orosei, a due passi da Galtellì scenario incantato di Canne al Vento.

Non c'era occasione in cui lui mancasse. Dai battesimi ai matrimoni, lui c'era sempre.

Per me, amava ripetermi, questa terra è aerosol. Mi ossigena la mente, mi fa toccare con mano la vita di mia nonna, dei suoi racconti.

Qui, mi ripeteva, sono a casa mia.

Ascoltava, ascoltava. Ogni respiro di questa terra lo registrava, per ricondurlo all'opera omnia di Grazia.

Questa era la sua terra, per successione letteraria e divina.

Non passava istante senza rievocare le gesta di nonna Grazia. Raccontava quei dipinti letterari e amava ricollocarli in forma tridimensionale nei luoghi che li avevano ispirati.

Io sono figlio della Baronia, ripeteva. L'ho capito, mi raccontava, leggendo gli affreschi letterari di mia nonna incantata dalla vita terrena e non solo tra Orosei e Galtellì.

A testimoniare quel suo essere di casa ad Orosei nella famiglia di Carmelo e Maria, rievocava un antico scritto di Grazia che ripercorreva quel lembo di Sardegna. Scriveva la Deledda: Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero.

Ecco, Alessandro quando leggeva i racconti della nonna lo faceva ad Orosei, a Galtellì, riscoprendo le carezze con le quali la Deledda aveva dipinto i quadri di Sardegna che le valsero il premio Nobel per la letteratura.

Mi piacerebbe ritornare per sempre qui, in questi luoghi, non si stancava di ripetere ad ogni incontro.

Non gli parlai mai delle mie iniziative parlamentari per l'inserimento di Grazia Deledda tra gli autori di studio nelle scuole. Non volevo creare false aspettative in lui, ben sapendo che la politica riserva spesso amare sorprese.

Una volta approvata la risoluzione qualcuno gli fece arrivare la notizia. Mi chiamò e commosso mi disse: Nonna è contenta. Sempre al presente, sempre al suo fianco.

In realtà Alessandro era abituato a messaggi inaspettati, carichi di slancio emotivo, di partecipazione attiva.

Non dimenticherò mai la nascita di Unidos, via radio.

Non era in Sardegna ma non voleva mancare all'appuntamento. Telefona, si fa passare in diretta e annuncia: io sono con voi. Ma non si ferma: dobbiamo fare un grande investimento culturale, dobbiamo far rivivere i paesi dell'entroterra. Mia nonna ha vinto il premio Nobel grazie alla sua meravigliosa terra, linfa culturale inesauribile.

Ora Alessandro ci ha lasciati. Quel suo messaggio è, e sarà sempre, linfa per il nostro impegno.

Non so se tra le sue ultime aspirazioni ci fosse quella di riposare per sempre in Baronia, un fatto è certo sarà sempre figlio e nipote di quella terra.

Grazie Alessandro!