CARLO ALBERTO DALLA CHIESA, QUELL'EROE CHE TRACCIO' LA STRADA PER SCONFIGGERE LA PIAGA DEI SEQUESTRI

+++ quel giorno in Sardegna, dal sequestro De Andrè la lezione del Generale

E' il 3 settembre del 1982 quando il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa viene straziato assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro in un agguato mafioso.

Il gruppo di fuoco ha nomi e cognomi: Pino Greco (detto “Scarpuzzedda”), Nino Madonia e Calogero Ganci, ovvero lo “squadrone della morte” al servizio dei Corleonesi.

Dopo appena 100 giorni da Prefetto a Palermo il Generale dei generali viene ucciso senza pietà.

Aveva falcidiato il terrorismo, ridotto ai minimi termini, sbattuti i galera uno dopo l'altro gli irriducibili che avevano insanguinato l'Italia in lungo e in largo.

Stagione di guerra vera, dove si uccideva una volta al giorno.

Era l'uomo dello Stato per le missioni impossibili. E infatti lo mandarono a Palermo. Per smontare pezzo dopo pezzo la mafia assoluta.

Prima di arrivare a Palermo, però, il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa aveva messo mano ad uno dei fenomeni criminali che più di tutti aveva segnato la nostra terra: la piaga dei sequestri di persona.

Il 27 agosto del 1979 subito dopo cena, attorno alle 23, Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi si prepara ad andare a dormire.

Dori sente qualcuno salire come un fulmine le scale del piano superiore.

Sapendo che Fabrizio era scalzo e quindi non poteva fare tale rumore, si affacciò al ballatoio per capire cosa stesse succedendo.

E' in quel momento che due uomini armati sino ai denti la immobilizzano mentre un terzo bandito teneva sotto tiro Fabrizio puntandogli addosso un fucile.

Nessuno lo dice ma si teme che dietro l'escalation di sequestri che stava funestando la sardegna ci fosse una matrice politica, un connubio devastante tra terrorismo e anonima sarda.

Non è un caso che dopo qualche ora da quel drammatico sequestro spicca il volo per la Sardegna il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Investigatore, inquirente, uomo dotato di un'innata visione strategica. Capace di cogliere senza troppi fronzoli l'essenza di un crimine, le ragioni di un gesto criminale e l'organizzazione che l'avalla.

Interroga, ascolta, ragiona in quella giornata tutta sarda.

Guarda negli occhi i suoi uomini, li esorta a non lasciare niente di intentato.

Quell'uomo così severo e razionale, così determinato e coraggioso, si rese conto da subito che non vi era una matrice politica dietro quei sequestri che stavano devastando la Sardegna.

Vi era semmai una strategia criminale che aveva i suoi codici e che andava smantellata alla radice.

Lo ascoltano gli inquirenti, i suoi vertici, quando detta la sua di strategia.

Me lo raccontò in camera caritatis il giudice Luigi Lombardini, qualche giorno prima di togliersi drammaticamente la vita.

Lombardini voleva convincermi, e lo fece usando proprio la lezione di del generale Dalla Chiesa, a cedergli lo stabile del Tribunale di Iglesias che da Sindaco avevo appena ultimato.

Voleva realizzare la direzione distrettuale nazionale antisequestri, e lui, Lombardini, voleva esserne l'ispiratore e il protagonista.

Il ministro di allora Flick volle una mia lettera di avallo all'operazione e incaricò Lombardini di predisporre il piano.

Alla base del progetto la lezione di Carlo Alberto Dalla Chiesa.

In realtà in quel giorno dedicato alla Sardegna per il sequestro di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi il Generale, amico personale del padre del cantautore, lasciò ai suoi uomini un decalogo chiaro, dettato, scandito parola per parola:

dovete predisporre una scheda minuziosa da compilare a ritroso sulle direttrici ipotetiche del sequestro;

dovete acquisire i dati catastali dei terreni confinanti con il luogo dei sequestri;

dovete fare la mappa genealogica di tutti i proprietari, una visione organica e precisa del territorio, incrociare matrimoni e testimoni, battesimi e comunioni, ricostruire legami e rapporti;

dovete lasciar perdere la scheda del ministero dell'interno disse Dalla Chiesa, dovete operare dentro il territorio, per venire a capo dei sequestri;

Andò via Dalla Chiesa ma quotidianamente si informava di quanto si stava facendo, sollecitava la sua strategia ogni giorno, pur avendo altro a cui pensare.

Il 6 aprile del 1982 il Consiglio dei ministri lo nomina prefetto di Palermo.

Poco dopo 100 giorni dall'inizio della sua guerra alla mafia il comando di fuoco dei Corleonesi lo ferma per sempre.

Un uomo che ha segnato la resistenza più forte alla criminalità organizzata.

Un eroe come pochi che ha silenziosamente scritto una delle pagine più determinate della Sardegna nello sconfiggere l'antica piaga del banditismo liberando per sempre la nostra terra.

Onore e gratitudine al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.