BUGIARDI E INCAPACI - LA REPLICA DI MAURO PILI AL GOVERNO SULLA VERTENZA LATTE

  PRESIDENTE. L'onorevole Pili ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

  MAURO PILI. Presidente, come avevo purtroppo valutato introducendo la mia interpellanza, il rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri si è limitato ad essere il portavoce del Ministro: questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che questo Governo non solo non ha attenzionato il tema del settore agropastorale, ma – ha richiamato lo stesso rappresentante della Presidenza del Consiglio ministri – è in corso una valutazione anche su altre vertenze; ha richiamato quella appunto dei trasferimenti, e anche in quel caso si parla di attenzione del Governo rispetto alla Sardegna.   Ha ragione il rappresentate del Governo: c’è un'attenzione particolare a togliere le risorse agli enti locali della Sardegna. È l'unica regione a cui sono stati tolti i trasferimenti per gli enti locali e le province: c’è un'attenzione particolare per togliere, e non certamente per riconoscere i diritti, perché nessuno chiede di più di quello che dev'essere dato, ma quantomeno il riconoscimento dei diritti; e la non trasformazione di quei diritti tardivi in favori, così come ha fatto il Ministro.   Se quella che invoca il Ministro Martina è la massima tutela del pecorino romano, è come se avessimo messo a guardia di un pollaio una volpe: non penso che le povere galline si sentirebbero tranquille con la volpe alla loro guardia. È evidente che la stessa cosa è per il Ministro Martina messo alla guardia del pecorino romano, perché le parole finali lasciano intendere come il Ministro non conosca le più elementari regole che sovraintendono lo strumento della tutela del pecorino romano di origine protetta, che è risalente alla Convenzione di Stresa: il quale dice che i Governi, e quindi il Governo italiano, si impegnano e sono obbligati a vietare e a reprimere sul loro territorio, nelle lingue del Paese o in lingua straniera, l'uso di designazioni d'origine, denominazioni, indicazioni contrarie a siffatte norme. Questo impegno concerne qualsiasi indicazione non veritiera circa l'origine, la specie, la natura o le qualità specifiche dei formaggi. È vietato ! Per quale motivo il Ministro, complice di quella organizzazione che sta portando avanti anche sul piano referendario, così come è stato qualche mese fa, un'azione di connessione, di connivenza (passatemi questo termine) su un tema come questo... Per quale motivo si tenta di aggredire il nome proprio del pecorino romano, introducendo il cacio ? Perché ci sono interessi che stanno in qualche modo guardando in maniera sottile, con la disattenzione della politica regionale sarda, di molti operatori, che nel mercato americano, cioè quello che utilizza l'80 per cento del pecorino romano DOP, c’è un'inversione di tendenza: non più formaggio per determinati utilizzi, quello da grattugia, ma si sta spostando sul versante della speciality, della capacità di andare sulle tavole, cioè quindi di competere sul livello qualitativo ancora superiore.   E mi dovete spiegare, allora, perché, per quale motivo in Sardegna il pecorino romano viene acquistato per 5, 6, 7, 8 euro massimo, e poi viene rivenduto a Roma o a New York a 30, 32, 40 euro al chilo. Chi è che sta guadagnando ? Chi è che sta lucrando ? Chi è che sta speculando su questo ? E c’è un tentativo, ed è quello di acquisire il marchio «cacio romano» (anzi, è stato già registrato, e poi tornerò su questo aspetto), e dall'altra parte di tentare di registrare anche la DOP. Perché il Ministro non dice: non è possibile ? Non assume l'onere della risposta sul piano giuridico unica possibile, cioè il diniego di quella istanza che è stata fatta dalla regione Lazio, totalmente destituita di fondamento giuridico, in totale contrasto con le norme comunitarie, con tutte le regole e tutte le convenzioni internazionali ?

E quindi è vietato ! E quindi, con questa risposta, si scopre che il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali è complice di quella vicenda, che sta minando alla radice quanto sta avvenendo nel mercato mondiale: lascia una nicchia, la sta aprendo, quella del calcio romano, per andare a sostituire il pecorino romano e per darlo ad una compagine che possa essere di diretto controllo politico, istituzionale ed economico del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Cioè una lobby: una lobby che vuole danneggiare il sistema economico della Sardegna, va detto con estrema chiarezza. Perché altrimenti un Ministro competente avrebbe detto: ma com’è stato possibile che il Ministero – e quindi scaraventa la palla al Ministro dello sviluppo economico – abbia inserito nel registro dei brevetti il cacio romano, se quella registrazione doveva passare al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per il parere, io dico vincolante ? Gli atti e le norme e le impugnazioni, opposte anche dal consorzio del pecorino romano, dicono essere tale inserimento totalmente illegittimo, impugnato in tutti i tribunali ? Per quale motivo il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali non si è fatto sentire dal suo omologo dello sviluppo economico ? Silenzio assenso, complicità, connivenza sulla registrazione di un marchio individuale, cacio romano, e poi un lasciapassare, una possibilità di farlo diventare anche DOP: è uno strumento che va a nuocere alla radice, a svuotare alla radice quello che sta avvenendo.
  Come si può affermare che ci sia stato un piano di regolamentazione del pecorino romano ? È vero, è approvato; ma come è possibile che dopo un anno e mezzo da quell'approvazione si registri il primo anno un'eccedenza di 100 mila quintali ? Ma di quale piano di regolamentazione stiamo parlando, se c’è un'eccedenza di 100 mila quintali ? Dov'era il Ministero, dov'era l'Ismea, dov'era l'ente, il soggetto regolatore e verificatore di questo ?   Basta andare a vedere sul sito del Ministero, dell'Ismea, l'organismo statistico del Ministero: i dati della Sardegna sono fermi all'anno passato. Non si sa in Sardegna quanto costi il latte, anzi si mettono cifre che sono totalmente destituite di qualsiasi fondamento anche per l'anno passato: è evidente che siamo di fronte a un atteggiamento destituito di qualsiasi fondamento.   E poi, le risorse finanziarie. Richiamano soldi che sono stati bloccati per due anni dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da lui personalmente ! Ma perché dico: da lui personalmente ? Perché non avrebbe dichiarato che emanava un decreto per sbloccarli: perché se ha il potere tecnico-giuridico, amministrativo di emanare un decreto per sbloccarli, era lui il titolare del blocco ! Non poteva essere nessun altro, perché altrimenti avrebbe commissariato l'Agea, avrebbe detto: fuori tutti i funzionari, coloro che sono responsabili di quello strumento pagatore, e me ne assumo io come Ministro la responsabilità. Non è avvenuto: il Ministro ha atteso una modesta azione comunicazionale del suo Ministero in occasione della manifestazione di migliaia di lavoratori agricoli a Cagliari, ed ha atteso quello soltanto per dichiarare appunto ciò che era dovuto, ciò che tardivamente aveva messo in ginocchio le imprese. Perché quei soldi che vengono oggi annunciati, gli agricoltori e gli allevatori li hanno già spesi: li hanno spesi chiedendoli alle banche, e si sono indebitati, e quindi quei soldi che arriveranno, se arriveranno, non saranno sufficienti nemmeno per pagare il debito capitale ! Senza parlare degli interessi di strozzinaggio che banche sarde, pseudosarde in mano alla Banca Popolare dell'Emilia-Romagna stanno usando in Sardegna.   Quindi è evidente che siamo di fronte a un atteggiamento di questo Governo destituito di qualsiasi interesse reale rispetto alla Sardegna. Qualche comunicato stampa che può piacere a chi oggi non governa la regione sarda, di chi non è capace di guardare visione, strategia e che non sa risolvere nemmeno i problemi contingenti. Aver affidato la soluzione a 3 modesti milioni di euro per un comparto che ha centinaia di migliaia di operatori impegnati, è assolutamente un'offesa al comparto ovicaprino, è un'offesa a quei pastori, a quegli allevatori che lavorano giorno e notte in campagna, è un'offesa alla Sardegna e ai sardi che meritavano da questo Governo più attenzione e più responsabilità; ed è per questo motivo che già nei prossimi giorni la mobilitazione in Sardegna sarà sempre crescente contro questo Governo, contro questa regione incapaci di dare risposte concrete.