ASSALTO A CARLOFORTE, SBARCHI CONTINUI DALLE ZONE ROSSE, 2500 CASE DI PROPRIETA' DI CITTADINI DEL NORD ITALIA

LA STOLTEZZA DI NON AVER CONTROLLATO I PORTI NELLE SCORSE SETTIMANE

I RITARDI DELLA REGIONE HANNO RESO LA SARDEGNA UN COLABRODO

Hanno scambiato Carloforte per l'isola deserta da conquistare con ressa alla vigilia della primavera. Hanno preso macchine e bagagli, viveri e quant'altro, questa volta vacanze a marzo.

Si sono imbarcati a Genova o Livorno, e via. Fuga dall'inferno verso il paradiso dell'isola di San Pietro raccontata da Gianni Morandi e compagnia.

Peccato che l'isola tabarkina sia popolata da 6 mila residenti. L'isola nell'isola. Un regno assoluto di tranquillità e pace scaraventato in meno di 100 ore nel panico assoluto.

U Pàize, in tabarchino, non viveva un'invasione prematura dall'anno della sua fondazione il 1738.

Stanchi delle vessazioni tunisine nell'isolotto di Tabarka gli abitanti di Pegli, oggi quartiere di Genova, con a capo Agostino Tagliafico, chiesero al Re Carlo Emanuele III di Savoia, una dimora per continuare in tranquillità i loro commerci tra le varie sponde del Mediterraneo.

Il Re acconsentì e concesse l'isola degli Sparvieri (Accipitrum Insula), allora deserta, oggi Carloforte.

Oggi non più deserta l'isola gioiello ritorna alla ribalta, non per la fortunata serie televisiva o per il suo Girotonno.

Questa volta la partita è delicata: la fortuna sfortuna di essere isola isolata nell'isolata isola di Sardegna ha reso in pochi giorni Carloforte terra di conquista per la fuga dalle zone rosse.

Il termometro di quello che stava succedendo i cittadini lo hanno percepito sin da subito. Traghetti pieni, a marzo.

Macchine non schedate nel controllo mnemonico del presidio attivo degli anziani del paese, faro e binocolo sul porto del paese.

Macchine stracariche di bagagli come se il terremoto avesse imposto l'esodo. In realtà il cataclisma questa volta ha gli effetti devastanti della paura latente, quella del maledetto Covid-19.

Scappano dalle zone rosse, ignari di quel panico che si trascinano insieme al rischio di contaminazione latente.

Se c'è qualcosa che intimorisce più di tutto in questa epocale trasformazione della vita quotidiana è l'aggressività di questo virus falciavite.

Aggredisce chiunque dove passa e, oramai, non guarda più in faccia a nessuno. Non chiede la data di nascita e se ne infischia della residenza.

Sardegna è meta preferita per questo irresponsabile esodo di massa, lasciato scorrere con ignavia e inedia senza precedenti dal governo regionale, incapace anche del minimo controllo nei porti e aeroporti.

Eppure quello che stava avvenendo era chiaro a tutti: dalle forze dell'ordine ai responsabili dei varchi verso la Sardegna.

Hanno impunemente consentito che tutto questo avvenisse.

La farsa di una richiesta di chiusura dei porti giunta ieri fuori tempo massimo e senza alcuna concreta forma di attuazione ha fatto della Sardegna in due settimane un potenziale centro di importazione, una nefasta zona franca per esportare quarantene e rischio contagio.

Carloforte ha già vissuto il dramma della prima colonizzazione
per la presenza di zone insalubri, con vere e proprie epidemie che decimarono drammaticamente la popolazione.

Ci furono le bonifiche e la colonia divenne un paradiso.

Nel 1798 Carloforte subì una violenta incursione piratesca: novecento abitanti furono catturati e fatti schiavi a Tunisi per cinque lunghi anni.

Uno di loro, Nicola Moretto, nella desolata spiaggia di Nabeul, a due passi da Tunisi, ritrovò un'antica statua lignea.

Il volto e la polena di una nave, attribuirono il ritrovamento alla "Madonna dello Schiavo" quale protettrice dei tabarkini.

Non è basta invocarsi alla Statua sistemata nel cuore del paese.

"Nelle ultime settimane e, soprattutto, nelle ultime 100 ore, l’isola di San Pietro è stata - ed è tuttora - meta di numerosi arrivi da parte di cittadini italiani provenienti dei comuni inclusi nel primo dell’attuale zona rossa" - scrive il Sindaco di Carloforte ai vertici dello Stato e della Regione allarmato dai suoi concittadini per questa invasione pre-primaverile.

"Si tratta di un fenomeno che - scrive il Sindaco - desta non poche preoccupazioni sia tra i miei concittadini sia tra gli operatori sanitari presenti in loco chiamati, eventualmente, ad intervenire in un contesto sanitario in cui il primo presidio ospedaliero dista circa 90 minuti".

"Più precisamente, in base ai dati in possesso dei nostri uffici,- puntualizza il primo cittadino - Salvatore Puggioni - circa 2500 cittadini italiani che abitano le zone interessate dalle misure maggiormente restrittive sono possessori o proprietari di immobili nell'isola di Carloforte. Questa circostanza rappresenta evidentemente una potenziale pericolo per la nostra comunità, che potrebbe correre il serio rischio di subire una capillare diffusione del virus che, per le ragioni su esposte, sarebbe difficilmente contenibile".

Non ci si può invocare ogni volta alla "Madonna dello Schiavo", oggi più che mai servono azioni serie e immediate, non solo per fermare l'esodo dalle zone rosse ancora in atto, ma ricostruire nel dettaglio quello avvenuto nelle scorse settimane, nel silenzio e nella negligenza assoluta di chi aveva il dovere di intervenire tempestivamente e non lo ha fatto!

Molto è stato pregiudicato, ma non serve dolersi senza far niente per tentare di arginare e recuperare il danno fatto.

Si usino tutti i mezzi per rintracciare questi sciagurati, e gli si imponga la quarantena vigilata.

Prima che la Sardegna e Carloforte diventino un nuovo lazzaretto del nord d'Italia.

E poi preghiere a manetta! Che la Madonna dello schiavo faccia l'ennesimo miracolo. Visto che non in molti non hanno capito la lezione della storia.