ALTRI DUE "ANGELI" POSITIVI, TUTTO L'EQUIPAGGIO DEL PRIMO SOCCORSO

Hanno soccorso il primo paziente di coronavirus a Cagliari con le mascherine usa e getta. Ora sono tutti e tre positivi al coronavirus.

Quando quindici giorni fa si sono presentanti a casa dell'imprenditore cagliaritano non avevano la certezza che di mezzo ci fosse il maledetto Covid-19.

Il sospetto l'hanno avuto una volta sentiti dalla viva voce i familiari del paziente: hanno segnalato ai vertici ma hanno avuto il via libera ad operare.

Tutto questo nonostante si trattasse di un'ambulanza base e i soccorritori non avessero alcuna tutela adeguata al caso.

Niente barella di isolamento ad alto biocontenimento per nCoV, come sarebbe dovuto essere!

Qualche giorno fa il primo riscontro: uno dei tre soccorritori è positivo al coronavirus, contratto in missione con mascherina usa e getta da quattro soldi e senza alcuna precauzione reale!

Poco fa la conferma che i tamponi fatti, con più di 15 giorni di ritardo, agli altrui due membri dell'equipaggio hanno dato esito positivo.

Tre su tre colpiti dal virus, colpiti in pieno servizio, senza tutele e sottopagati.

Proprio ieri raccontavo la storia oscena di una sanità allo sbando per colpa di scelte e gestioni nefaste.

E lo scrivevo parlando di quella vita tra una missione e l'altra di chi sta in trincea per salvare la vita al prossimo, molto spesso, come in questo caso, mettendo a repentaglio la propria.

Parlavo di "Angelo". Adesso i soccorritori colpiti in quella missione sono diventati tre.

http://www.unidos.io/coronavirus-gli-angeli-in-trincea-sfruttati-e-senza-mascherine-2/

Lo scrivo senza preamboli: Angelo, nome in prestito, ha contratto il coranavirus per un lavoro pagato 2 euro e mezzo all'ora, senza mascherine e protezioni.

Angelo, quando lo chiamano dalla centrale, scatta. Con lui centinaia di soccorritori di volontariato e cooperative.

Mai e poi mai avrebbe mai immaginato di finire da soccorritore a paziente positivo.

Quel giorno a soccorrere l'imprenditore (1) di Cagliari, prima vittima del coronavirus in Sardegna, c'era lui con altri due compagni di sventura.

La comunicazione arriva direttamente dalla centrale: c'è da trasportare un paziente, senza troppi preamboli.

Parte l'ambulanza base, a bordo Angelo, e i due colleghi.

Arrivano sul posto, capiscono che potrebbe essere un caso a rischio.

Si consultano con la centrale ma la disposizione non si ferma: portatelo in ospedale.

La mascherina è della serie non serve a niente. Chirurgica! In realtà ha la funzione pari ad un rotolo di scottex utilizzato per fermare una mandria di elefanti inferociti.

Con il coronavirus la mascherina di Angelo cede allo stesso modo.

Per lui, con il solito ritardo, arriva il tampone: positivo.

Al suo collega non gli hanno nemmeno fatto il tampone, messo in quarantena e basta. Deve attendere chiuso a casa per capire se anche lui è vittima o meno di quella mascherina usa e getta!

E' l'altra faccia della medaglia. Quella di cui non si parla. Di soccorritori in prima linea, dai medici senza presidi, con proteste che scorrono nelle chat, sopite solo per il senso di responsabilità. Ma a rischio della propria vita e della reazione a catena.

Una grande sfida tra l'irresponsabilità ai piani alti e la responsabilità degli operatori in trincea!

Era pronta una clamorosa protesta dei lavoratori in servizio con le associazioni di volontariato, poi, l'emergenza ha suggerito di bloccare la manifestazione.

Resta tutto scritto, con una lettera che è rimasta sottotraccia per non disturbare il manovratore.

Peccato che i responsabili delle associazioni concludano la missiva con un'annotazione di non poco conto: trasmettiamo tutto alla Procura.

La lettera è indirizzata al Presidente della Regione e a seguire a tutti i vertici della sanità.

"Scriviamo in qualità di rappresentanti delle oltre 30 cooperative sociali della Sardegna che operano per conto dell'Areus - base 118. Come noto le cooperative sociali richiedono il rinnovo della convenzione, ferma ormai dal 2011, attualmente oggetto di proroga, sia per l’inadeguatezza dei rimborsi, sia per il mancato rispetto del principio di rendicontazione ormai acquisito dal codice del terzo settore".

In questa situazione le cooperative si trovano a farsi carico di un servizio primario per la cittadinanza in condizioni insostenibili. Tutto questo oggi è più che mai evidente nel far fronte all’emergenza del Covid -19.

E poi la drammatica previsione:

"i nostri operatori sono in prima linea a rischio di contagio o anche solo la quarantena dell' equipaggio. Una simile evenienza determinerebbe l’impossibilità oggettiva di sostituire gli stessi per la scarsità di risorse economiche, ma anche di sopperire alla loro assenza".

Le cooperative impiegano oltre 500 addetti in tutta la Sardegna.

Erano pronti alla protesta clamorosa, ma

"nonostante tutto non abbiamo voluto creare alcun disservizio in piena emergenza nazionale, dimostrazione della nostra responsabilità civica e dedizione al lavoro. Pertanto, vista la circostanza, riteniamo doveroso inviare una comunicazione anche alla procura della Repubblica.

Lettera firmata dai due responsabili del nord e sud Sardegna.

Parole chiare per chi ogni giorno sta rischiando la vita per un lavoro da caporalato regionale, con la Regione, quella di ieri e quella di oggi, che se ne frega di chi sta in trincea!

A partire dai soccorritori, da Angelo in poi, che per 2,5 euro all'ora adesso combatte il coronavirus, non come soccorritore ma da vittima.

Auguri agli angeli che lottano senza mascherina con salari da fame.

Basta con lo sfruttamento degli angeli della strada!