ACCORDO CON IL GOVERNO: UNA PATACCA PERICOLOSA PER L'INSULARITA'

SE QUESTA E' L'ALBA ARRIVEDERCI AL TRAMONTO

Il tema è tecnico, la sostanza è una patacca.

A differenza di tutte le altre intese-bufale questa che la giunta regionale si accingerebbe a sottoscrivere con il governo italiano è pericolosissima.

Per tre questioni fondamentali:

1) l'insularità;

2) il danno erariale nel contenzioso con lo Stato;

3) il mancato rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale;

Cercherò di essere schematico.

Senza sapere di cosa parla, il Presidente della Regione ha pomposamente annunciato un accordo "storico" per la Sardegna.

Si tratta ovviamente di un termine, "storico", pari all'impresa del mitico portiere Giuseppe Alba che fu ingaggiato negli '70 dalla gloriosa Monteponi in sostituzione del titolare infortunatosi.

Al suo esordio Alba incassò la fulgida sequenza di ben 11 gol. L'Unione Sarda ne segnò lo "storico" primato con un titolo eloquente: "SE QUESTA E' L'ALBA ARRIVEDERCI AL TRAMONTO"!

Se questo che sta per essere sottoscritto è veramente un accordo "storico" non ci resta che titolare: Addio insularità!

L'improprio utilizzo da parte della Regione e dello stesso governo del termine "insulare" per descrivere la vergognosa possibile intesa è pari a quanto è stato scritto nell'ultimo bilancio della "repubblichina" italiana, 15 milioni sono destinati alla Sardegna anche quale contributo per l'insularità!

E' fin troppo evidente che se questa intesa dovesse solo minimamente far cenno ad una compensazione insulare significherebbe cancellare per sempre qualsivoglia rivendicazione.

Per un semplice motivo: le somme di cui si parla sono ridicole, irrisorie, destituite di ogni fondamento analitico e si avvalerebbe una valutazione insignificante sul piano politico e non oggettiva del fattore insulare.

Abbiamo a che fare con dilettanti allo sbaraglio e, dunque, non avendo io alcun interesse politico a fargli commettere un errore così grave per la Sardegna oso suggerirvi: guai a voi se sottoscriverete una patacca come se fosse un'intesa sulla compensazione insulare!

Vi tagliereste per sempre la possibilità di negoziare i parametri di misurazione dell'insularità, accettereste un forfait inutile e ridicolo, in violazione sia dell'art.22 che dell'art. 27 della legge 42/2009.

L'art.22, quello che porta la mia firma per intenderci, prescrive la puntuale misurazione del divario insulare, parametri oggettivi per intenderci, non sindacabili: quanto costano di più il trasporti, interni ed esterni? quanto costa di più l'energia, dai carburanti all'energia elettrica? quale incidenza ha l'insularità nell'agricoltura, nel commercio,nell'economia?

Ecco, accettare una "compensazione", che definire tale è pari all'autocastrazione chimica, significa sin da oggi dismettere comitati, commissioni e proclami da insularità in Costituzione!

Affermare che nel capitolo insularità ci saranno il prossimo anno 2020 33,8 milioni significa affermare che non sapete cosa sia l'insularità. E' preferibile aprire un capitolo apposito per questo tipo di somme: Capitolo Elemosine!

E poi l'affermazione secondo la quale ci saranno un miliardo e 425 milioni per infrastrutture, strade, scuole ect. per i prossimi 14 anni è semplicemente ridicolo!

100 milioni all'anno per l'insularità!!!

E' questa la compensazione per i prossimi 14 anni che una volta iscritta nel bilancio dello Stato, con l'accordo della Regione, renderà, come ha scritto la stessa Corte Costituzionale nell'ultima sentenza, bloccata ogni successiva trattativa?

Ma quale accordo miliardario. Solo degli incompetenti o dei facilitatori di bufale a buon mercato possono parlare di accordo storico.

Ed è la stessa Costituzionale a spiegare nel dettaglio nella sentenza dell'11 gennaio 2019:

4.1.2.– In relazione alla mancata ridefinizione delle relazioni finanziarie tra Stato e Regione autonoma Sardegna secondo i canoni fissati dall’art. 27 della legge n. 42 del 2009, va sottolineato come, a quasi dieci anni dall’emanazione di tale legge, il problema dell’insularità non sia mai stato preso in considerazione ai fini di ponderare complessivamente le componenti di entrata e di spesa dell’autonomia territoriale ricorrente. Eppure lo schema di revisione delle relazioni finanziarie tra Stato e Regione autonoma Sardegna previsto dall’art. 27 detta – come appresso più analiticamente specificato – criteri sufficientemente chiari per risolvere questioni a tutt’oggi ancora non definite.

Dunque, fermatevi, prima di fare un danno perenne alla causa dell'insularità che si misura con l'econometria, con parametri oggettivi e non con il sesso degli angeli!

2) Poi c'è il capitolo del furto di Stato e il danno erariale

Nell'accordo è prevista la riduzione del contributo della Regione al risanamento del debito pubblico. Si tratta della clausola del minor furto, ma pur sempre rapina ai danni della Sardegna. Ma c'è un però!

Secondo un testo non ufficiale ma distribuito sotto traccia dall'assessorato della programmazione in queste ultime ore la regione avrà uno sconto nella rapina, anzi pagare allo Stato 684 milioni ne dovrà versare "solo" 383 milioni.

Peccato che nel carteggio della Regione alla Corte Costituzionale vi è una comunicazione formale del governo che con nota prot. n. 1834 del 31 gennaio 2017, ha formulato per conto dello Stato un’ipotesi di accordo che prevede: con riferimento alla legge di bilancio per il 2016, un concorso alla finanza pubblica pari a 96 milioni di euro per l’anno 2017 e a 137 milioni di euro a decorrere dal 2018; con riferimento alla legge di bilancio per il 2017, un concorso alla finanza pubblica pari a 1,7 milioni di euro per il 2017, a 27,3 milioni di euro per il 2018 e a 81,9 milioni di euro a decorrere dal 2019. La somma dei contributi sarebbe quindi pari a più di 164 milioni di euro per il 2018 ed a più di 218 milioni di euro dal 2019.

Quindi, stante a questa nota il furto per il quale la regione si starebbe accordando in queste ore sarebbe decisamente superiore a quello che lo stesso Stato aveva proposto nel 2017!

E' scritto nelle carte della Regione. Tutti elementi validi per una compiuta analisi della Corte dei Conti. E' evidente che prevedere in questo pseudo accordo la cessione allo Stato di risorse superiori a quelle che lo stesso pretendeva costituirebbbe a tutti gli effetti indubbio danno erariale ai danni della Regione!

3) La trattativa sulle sentenze della Corte Costituzionale - danno erariale

Infine, la partita degli arretrati. Ovvero di quello che obbligatoriamente lo Stato deve alla Regione in quanto condannato dalla Corte Costituzionale prima e e dal Tar lazio dopo a restituire il maltolto, pari a 570 milioni.

Ebbene, il primo danno erariale rispetto a quella sentenza si consuma con una irragionevole e illegittima riduzione delle somme decise dalla Corte Costituzionale. Di quei 570 milioni la Regione ne rivedrà solo 412. Era non soldi suoi e, invece, per trattative assolutamente fuorilegge vengono ceduti allo Stato 168 milioni di euro. Un regalo extra rapina.

E poi ci sono le sei rate. Lo Stato prevede di pagare 7 milioni di euro alla Regione. Sì, 7 milioni di euro su un debito di 570 milioni di euro. Un insulto al buon senso e alla dignità della Regione!

Il restante sarà pagato a tranche non omogenee sino al 2025!

E poi la truffa delle province e della Città Metropolitana: se fosse vero che lo stanziamento sarà di 10 milioni di euro significherà che verrà dimezzato rispetto a quello attuale di 20 milioni.

Con la legge di bilancio 2018 sono stati attribuiti alla regione due contributi. Il primo riguarda le province e la città metropolitana di Cagliari (comma 840) viene infatti aumentato, di 15 milioni nel 2018 e 20 milioni annui dal 2019, il contributo già attribuito alle province della Sardegna e alla città metropolitana di Cagliari dall'art.15 del decreto legge 50/2017 (pari a 20 milioni a decorrere dal 2018)!

E' possibile che siano così farlocchi da non leggersi nemmeno le norme vigenti?

E' possibile, ma non è detto che tentino di prendere per i fondelli i sardi. E anche in questo caso l'aggravante sarebbe la reiterazione dell'imbroglio!

In attesa de testo ufficiale, la Corte dei conti non avrà di che annoiarsi!