ABBANOA, UN BUCO NELL'ACQUA PIU' SERVIZI E MENO RAPINE

SECONDO IL PIANO DI RIORGANIZZAZIONE L'80% DEI SARDI NON PAGA L'ACQUA

UNA SOCIETA' ALLO SBANDO, CON I VECCHI ARNESI DI RAMAZZOTTI E COMPAGNI CHE CONTINUANO A FAR DANNI

Proverò a tradurre con parole semplici il copioso e inutile contenuto del roboante “Progetto – proposta di riorganizzazione di Abbanoa S.p.A.”.

Il piano, redatto per essere presentato all’assemblea dei soci il prossimo 9 dicembre, salvo nuovi possibili slittamenti, è frutto del “duro” lavoro del direttore generale della società.
L’immarcescibile e longevo socio di Ramazzotti e compagni, ideatore dei più “geniali” conguagli pregressi della storia dell’illegalità italiana, imbonitore da bancarella di ghiaccio in Antartide, questa volta si è superato.

Dopo aver ottenuto l’ennesima e inspiegabile conferma nel ruolo di direttore generale della società il prode ha messo nero su bianco il “Progetto – Proposta”.

In realtà la firma in calce dovrebbe essere quella dell’Amministratore Unico, sicuramente personaggio più pratico e pragmatico ma, evidentemente travolto da altre logiche, ha dovuto lasciare il campo all’inventore della grattachecca, il famoso ghiaccio grattugiato e colorato.

Non voglio nemmeno minimamente pensare che l’amministratore unico abbia condiviso i contenuti di questa proposta – progetto, facendo propri disastri e fallimenti altrui, avvallando e rendendosi complice di cotanta inerzia e incapacità.

Certo, il dubbio resta, e la conferma al vertice del direttore generale che fu di Ramazzotti qualche sospetto amaramente lo induce.

Qualora l’assemblea dovesse ancora slittare nelle prossime ore pubblicherò integralmente il documento di 172 pagine di niente. Giusto per essere tutti edotti, e non all’ultimo momento, di cotanta pochezza.

Mi limiterò, per ora e qui, ad alcune modeste e semplici considerazioni sulle premesse del progetto proposta.

Considerazioni che lascio alla memoria dell’inchiostro digitale perchè nessuno possa ricorrere all’annosa piaga del non sapevo o non me ne ero accorto.

Le premesse della proposta sono l’anticamera di un giudizio senza ritorno.

Quelle pagine di introduzione non hanno bisogno del battacchio per agitare le campane del de profundis.

Sono da sole uno stillicidio inesauribile dell’inconsistenza del vertice, del fallimento sostanziale della governance della società.

E ad affermarlo non sono io, ma il pavido inseguirsi di responsabilità e colpe contenute nel documento.

In qualsiasi società quelle affermazioni sarebbero state seguite dal mesto e ineluttabile accompagnamento alla porta d’uscita.

Mi domando: si può affermare che questo piano nasce senza idee e senza proposte, perché nessuno, tantomeno i soci, le hanno?

Si può affermare che per fare un piano servono professionalità alte che non si hanno? Si può dire esplicitamente che tale proposta-pasticcio è frutto di una regione che ha chiesto in 30 giorni un documento di riorganizzazione?

Per i miei canoni non è nemmeno minimamente pensabile che un management di una società di quell’importanza possa giocare a scarica barile e anzi tentare maldestramente di scaricare tutte le responsabilità sui cittadini!

A pagina 17 della proposta progetto si può leggere:

“Per tutto quanto sopra esposto e documentato, le assunzioni, gli obiettivi, le linee strategiche e gli indirizzi per la redazione del “piano di riorganizzazione” richiesto, non sono note così come nulla è stato disposto sui temi già propri delle azioni del PdR e ancora posti all’attenzione e decisione dell’organo di controllo e quindi degli azionisti”.

C’è scritto:

“le linee strategiche non sono note e nulla è stato disposto sui temi del piano di ristrutturazione”.

E’ come dire: devo costruire una casa, ma non so dove, per quante persone, se farla con o senza acqua, senza sapere chi la finanzia o quanto costa il mutuo!

Se si arriva a scrivere questo nel preambolo per uno pseudo piano significa aver già travalicato abbondantemente l’effimero e il ridicolo.

L’apice si raggiunge quando si afferma:

“Come potrà ben evincersi dall’elaborato, la quantità e complessità di azioni in corso e programmate, congiuntamente alla quantità, varietà e combinazioni delle soluzioni necessita, a valle delle decisioni che saranno assunte, di una articolata elaborazione degli impatti economici, finanziari e patrimoniali per la definizione degli assetti disposti. Il lavoro sulla sostenibilità dovrà essere eseguito anche con il ricorso a specifiche e alte professionalità specializzate in materia”.

Traduco: quello che stiamo facendo e abbiamo programmato di fare è destituito di qualsivoglia indirizzo strategico. Peggio, si afferma: le azioni programmate e in corso hanno bisogno di un’articolata elaborazione degli impatti economici, finanziari e patrimoniali. Dunque, sino ad oggi, tutto quello che è stato fatto e programmato non ha avuto alcun tipo di valutazione economica. Siamo allo sbando, al dilettantismo allo stato puro, senza ritorno.

Significa che i vertici riconfermati hanno operato senza indirizzi, senza valutazioni economiche, senza presupposti fondamentali in qualsiasi media società figuriamoci in un gigante come Abbanoa!

E siccome, conclude la premessa, non abbiamo queste figure al nostro interno dobbiamo avere alte professionalità in materia!

Se non ci fosse di mezzo uno degli elementi vitali della vita, l’acqua, ci sarebbe da piangere e conservare le lacrime.

Non ci sono parole per il prosieguo dell’alta elaborazione del mega piano del mega direttore. A pag. 19 raggiunge il massimo della modestia da mani avanti:

"La redazione di un documento complesso quale il “progetto-proposta di riorganizzazione” (che chiude il PdR 2012-2019 e apre il periodo di programmazione 2020-2025), si sarebbe dovuta elaborare secondo le migliori pratiche di settore, anche con l’assistenza di professionalità specializzate".

Dunque, “si sarebbe dovuta elaborare” secondo le migliori pratiche di settore.

“Si sarebbe”, ovvero non è stata!

Si evince in modo chiaro ed eloquente che si è operato con pressapochismo e non certamente con le migliori pratiche. E non lo dico io, c’è scritto, senza mezzi termini.

La colpa di tutto questo di chi è?

Con la faccia come il deretano di un cammello inseguito da un elefante, il megalatico direttore afferma:

“La richiesta ribadita dal socio RAS è stata quella di presentare un “deciso piano di riorganizzazione aziendale” e a tal fine di completare una proposta di riorganizzazione “entro 30 giorni”, evidentemente senza considerare il complesso sistema in corso e l’insieme degli elementi che possono garantire l’equilibrio e la continuità societaria (a partire dalle fasi conclusive del PdR in completamento”).

Se fossi stato l'azionista non gli avrei dato nemmeno il tempo di essere raggiunto dall’elefante: quella è la porta si accomodi, pedata e via.

Quale sarebbe il complesso sistema in corso?

Ma non ha detto forse detto che il tutto è privo di indirizzi e di valutazioni economiche.

Prima asserisce che servono alte professionalità e, poi, che la colpa è della regione che non capisce la grandezza del progetto in atto.

Delle due l’una, o questo ci fa o ci è!

Il comico si raggiunge quando, a pag.21, si affronta l’audace compito degli indirizzi.

Siamo alla parodia:

“Poiché non sono stati acquisiti dal controllo analogo e dagli azionisti le assunzioni (nel senso di principi assunti alla progettazione), gli obiettivi, le linee strategiche e gli indirizzi specifici, né di perimetri di sostenibilità e di impatto sul sistema regolato, si sono registrate le “criticità” espresse in diversi modi e forme dagli stakeholde”.

Siccome, secondo Abbanoa, Regione, Egas e comuni non hanno idee e strategie gli hanno chiesto di indicare le criticità della società.

Se non fosse tutto scritto nella mega proposta potremo parlare di una ridicola commedia dell’incredibile.

Il capitolo delle criticità è un’enciclopedia Treccani in formato idrico. Come essere bocciati in tutte le materie, compresa religione e educazione fisica.

Per evitare di ricorrere ad un’edizione speciale della rinomata pubblicazione hanno scelto di sintetizzare il tutto in macro categorie per individuare quello che non va.

Se fossero stati poco poco più accorti alle finanze della società avrebbero dovuto indicare le cose che vanno, almeno, così, avrebbero risparmiato un camioncino di carta da fotocopiatrice.

Quelle che chiamano macro categorie di criticità sono in realtà uno scibile umano:

dal Ciclo investimenti

ovvero i tempi biblici, infiniti e morti di realizzazione degli investimenti e dei finanziamenti pubblici al ciclo produttivo con la gestione delle reti e delle perdite idriche, il centro di comando e gestione emergenze, i livelli di servizio in esercizio su quantità/qualità delle erogazioni idrico e della gestione fognario depurativo, interventi manutentivi a guasto.

E poi il ciclo attivo:

Livelli di servizi alla clientela (numero di letture, numero di bollette), organizzazione territoriale dei servizi alla clientela (sportelli territoriali), certificazione dei dati e delle bollette (cd bollette pazze), gestione dei reclami e del contenzioso (entità e procedure di gestione), richieste di pagamento e sollecitazione di incasso (cd atteggiamento aggressivo), gestione del recupero crediti e delle azioni coercitive, prescrizione del credito e richieste di pagamento formulate da Abbanoa.

Insomma, un fallimento su tutta la linea!

Il mega direttore extra galattico si giustifica: i sardi non pagano la bolletta.

E aggiunge:

"Nel primo periodo 2019 il pagamento a scadenza, anche in ragione di improvvise “campagne” di comunicazione fuorviante da parte di soggetti esterni al sistema azienda, si è ridotto in alcuni casi al 20%!!"

Ovvero l’80% dei sardi, secondo questo signore, non starebbe pagando l’acqua!

Siamo dinanzi a problemi di ben altra natura: roba da seduta paragnostica!

Nessuno che si sia posto il problema di una società mal gestita, allo sbando, con il solo obiettivo di mettere le mani in tasca ai sardi, pur di fregargli soldi e dignità, senza dare un minimo di risposte.

Che dire delle bollette rapina dei conguagli, cosa raccontare di quell’appalto con la Vitrociset che ha fatto saltare per aria il sistema della bollettazione, che dire dell’acqua che non arriva o arriva sporca. Che dire delle condanne ovunque e comunque!

Date retta: lasciate perdere i cento piani di carta, cambiate filosofia.

Non una società rapinatrice ma erogatrice, moderna ed efficiente, che azzera i contenziosi e non tenta più di fregare i sardi. Erogate acqua e non bidoni a buon mercato, date risposte e non fate clientele. E cacciate coloro che nell’acqua hanno fatto solo buchi!