HA SPESO 700 MILA EURO SOLO DI SPESE POSTALI

SPEDITI NEL 2019 800 MILA SOLLECITI DI PAGAMENTO

Equitalia, a confronto, era un’associazione Fatebenefratelli. Abbanoa supera se stessa e nel solo 2019 è riuscita nell’impossibile intento di inviare 70.000 ingiunzioni fiscali. 70 mila!

Solo per inviarle ha speso 10 € per la raccomandata, un botto da 700.000 € di spese postali.

Peccato che quest’operazione rischia di sfociare nell’ennesima pratica aggressiva già pesantemente condannata dalle autorità competenti.

Di questi crediti, infatti, non vi è certezza alcuna.

L’operazione rientra tra quelle che l’autorità garante per la concorrenza ha definito pratiche aggressive.

Probabilmente, però, questo dato delle 70.000 ingiunzioni fiscali farà nuovamente sobbalzare sulla sedia l’autorità garante.

I tre requisiti fondamentali del credito, infatti, impongono che lo stesso sia certo, liquido ed esigibile.

In gran parte di queste ingiunzioni queste caratteristiche sarebbero inesistenti. Si tratterebbe quindi di ingiunzioni destituite di fondamento.

Nonostante questo Abbanoa sta esercitando il mandato di esecutore del proprio credito con le armi dell’inquisizione fiscale.

Le ingiunzioni, di cui Abbanoa starebbe facendo un uso indiscriminato, consentono di saltare il decreto ingiuntivo, in quanto ha la stessa valenza di un precetto giudiziario.

Con l’ingiunzione Abbanoa salta molti dei passaggi necessari per riscuotere i propri crediti.

I passi della società idrica sono quelli del Caterpillar: sollecito, agenzia di recupero, ingiunzione fiscale, esecuzione.

Si tratta di un’operazione militare che tenta di recuperare denaro più per le inefficienze gestionali di Abbanoa piuttosto che per le inadempienze degli utenti.

Un dato è certo: in molti casi i cittadini si ribellano legalmente a queste ingiunzioni, il più delle volte, come detto, prive delle necessarie caratteristiche, e si rivolgono a un giudice per la loro cancellazione.

È capitato, sta capitando, che Abbanoa dinanzia alla reazione del cittadino nemmeno partecipi alle udienze che sistematicamente vedono la società idrica soccombere davanti al giudice.

In tal senso esistono già decreti messi nero su bianco dall’autorità giudiziaria, che non solo cancella le ingiunzioni ma condanna Abbanoa anche alle spese.

Si rischia un salasso senza precedenti. Con un danno erariale che qualcuno dovrà essere chiamato a saldare.

E in linea con queste pratiche Abbanoa sta forzando in maniera spregiudicata l’invio di solleciti, in pizzeria o al sexshop. Nel solo 2019 ne sarebbero stati inviati la mostruosa cifra di 800.000.

Anche in questo caso è difficile avere il dato esatto considerato che se ne sono occupate due le società, prima le poste italiane e poi la rti GP service con pubblimail.

Ingiunzioni fiscali e solleciti a strascico per cercare di rastrellare denaro a gogò, con la tecnica del chiedere a tutti di tutto, con la speranza che la vessazione giunga a buon fine.

L’atteggiamento e il comportamento di Abbanoa è stato già pesantemente sanzionato con una multa di oltre 4 milioni di euro da parte dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato.

Una multa che dovranno pagare gli stessi dirigenti, a partire dal loro vertice e dai firmatari di questi atti, che stanno mettendo in atto questo comportamento aggressivo nei confronti dell’utente.

Un dato è certo quella multa milionaria non ha insegnato niente.

Deve essere a questo punto la Regione, in qualità di principale azionista, a fermare queste pratiche da peggior esattore di somme incerte, non dovute o inesigibili.

E’ ovvio che invierò questi dati all’autorità garante, con allegate alcune delle decisioni avverse dei giudici, per bloccare questa ennesima aggressione agli utenti sardi.

Abbanoa, infatti, tra l’altro, non si è curata di interrompere azioni giudiziarie anche in presenza di reclamo, pur essendone pienamente a conoscenza.

In attesa che la corte dei conti identifichi i vari soggetti interni all’azienda coinvolti in queste pratiche, al fine di non far ricadere sui sardi l’onere di pagare una sanzione inflitta per pratiche contro se stessi.

E ancora una volta, il management della società, non pago di quanto ‘combinato’, e quasi in ossequio ad una fallimentare missione aziendale, continua con gli sprechi e le pratiche scorrette.

Il caso delle ingiunzioni fiscali che ad oggi vengono ancora inviate quasi fossero dei volantini pubblicitari, il cui costo di spedizione secondo i preziari di poste italiane (il soggetto scelto gioco forza dal gestore quale notificatore), si aggira intorno ad una cifra non inferiore ai 10 euro.

Le ingiunzioni fiscali possono essere inviate da Abbanoa su una sorta di concessione governativa, non è, infatti, un istituto a cui tutti possono accedere, e dovrebbe essere utilizzato con cautela e grande responsabilità perché basato sulla certezza del credito vantato.

L’ingiunzione fiscale, contrariamente ad altre forma di recupero crediti, genera dei contenziosi, un utente a cui una ingiunzione viene notificata, al fine di evitare blocco del conto o pignormaneti, ha infatti due strade: se ritiene di non dovere la cifra ascritta si oppone tramite un legale entro 30 giorni, altrimenti se ritiene di dovere la cifra paga (anche in dilazione accordandosi con il creditore).

E’ dunque importante sottolineare che in questi giorni continuano ad essere tantissime le segnalazioni di ingiunzioni fiscali a firma della Dirigente del settore Recupero crediti di Abbanoa, che giungono ai clienti nonostante le fatture indicate siano già state saldate tempo addietro o peggio siano riferite a consumi prescritti.

Dunque, continuano le pratiche aggressive e gli sprechi mediante invio di carta straccia, nella mal risposta speranza che alcuni utenti, presi dal panico, paghino senza opporsi ( a volte anche per evitare contenziosi o l’ anticipo di onerose spese legali).

Il settore opera, poi, incurante del possibile danno erariale dovuto al sostenimento di costi inutili (10 euro circa a ingiunzione fiscale) e nonostante le mancate pronte registrazioni dei pagamenti o l’assenza di atti a disposizione dell’azienda che rendano il credito certo, perchè si sottolinea ancora che l’ingiunzione fiscale deve avere come base un credito certo.

Se questo già non bastasse o per meglio dire, la faccenda ancora più grave riguarda un altro fenomeno che ha sempre contraddistingue il recupero crediti di Abbanoa e cioè gli ulteriori e conseguenti costi (sprechi) in termini di spese legali dovute per giudizi perdenti.

Con un semplice accesso alle sentenze o verbali dei giudici, è infatti possibile notare che, tra i contenziosi persi (le cui spese vanno poi a gravare in tariffa) molteplici sono i casi in cui partono le ingiunzioni fiscali, l’utente si rivolgendosi ad un legale, ma Abbanoa, non solo non fornisce gli atti alla base dell’ingiunzione ma udite, udite, in udienza non si presenta neppure, e perde in contumacia con condanna al pagamento delle spese al legale di controparte.

Parlare di paradosso ormai non rende più l’idea del modo ‘barbaro’ con cui la società ha deciso di affrontare il recupero crediti, invia ingiunzioni fiscali come se piovesse ma poi non riesce neppure a costituirsi in giudizio se l’utente si oppone e la direzione parla di ‘morosità colpevole”!!

Ora non lasciando spazio a interpretazioni o analisi macchiavelliche, essendo la dirigente del recupero crediti la stessa firmataria delle ingunzioni fiscali, come è possibile pensare che dopo tutti questi accadimenti nessuno sia stato cacciato?

Se l’obiettivo stabilito dall’azienda per questo settore è quello di operare in modo tale da generare sprechi, danni di immagine, sanzioni dell’agcm ,ecc.. allora va premiata, in caso contrario, in una qualsiasi impresa privata, ci sarebbe stata l’immediata sollevazione del responsabile e del suo vertice.

Chi sbaglia paga e toglie il disturbo. Prima che continui a fare danni, vessando ancora cittadini e utenti!