ABBANOA, LE COMICHE DELLE DIMISSIONI, IN FORSE

Ho scritto qualche settimana fa: mandate la forestale negli uffici di Abbanoa, fate uscire gli intrusi e chiudete le porte.

Invece, niente! Qualcuno vuole che questo disastro gestionale della più importante società regionale vada avanti senza colpo ferire.

Quello che sta accadendo dentro Abbanoa potrebbe tranquillamente divenire il copione di una commedia tragicomica, con tanto di melodramma, quello delle dimissioni, forse sì, forse no.

Con la scusa del virus e di qualche complicità pesante nei palazzi della Regione, senza dignità e onore, si continua a discutere di una contesa da quattro soldi su dimissioni date o non date.

In realtà, se non fosse tutto una burletta, si tratterebbe di un golpe vero e proprio con tanto di illegale occupazione di uffici e funzioni.

La Regione che detiene la maggioranza della società ha persino designato i sostituti dell'attuale gestione, tra cui un esperto di gestione di raffinerie petrolifere, scambiando l'acqua per un bene su cui fare affari e magari proseguire nelle clientele!

E, invece, niente! L'amministratore unico che sembrava si fosse dimesso non si muove e continua a irridere Regione e soci, con atti ostili di ogni genere.

E poi, adesso, si scopre che l'anello di congiunzione tra l'etnia dei Ramazzotti e quella dei piglianculo si sarebbe dimesso, anzi forse, o meglio non si sa!

Di certo da settimane gira nelle segrete stanze del palazzo una corposa lettere di dimissioni con qualche codice di protocollo, ovviamente riservato e non riscontrabile.

Quattro pagine di lacrimucce, del tipo volevo fare tanto e invece mi stanno tarpando le ali, quei cattivi di Egas, dopo che li ho sostenuti in lungo e in largo.

La lettera di dimissioni sarebbe di tale Sandro Murtas, direttore generale della società.

Sarebbe, perchè di questi tempi non si sa mai.

Non commetto nessun reato se pubblico il frontespizio della presunta lettera che ovviamente ho in copia integrale.

Potrebbe trattarsi di una finta? Oppure di uno scherzo? Oppure del ripensamento dell'ultimo minuto di un soggetto in preda al panico da abbandono di poltrona?

Di certo è talmente ben argomentata che la riterrei l'unico atto inappuntabile della gestione di Ramazzotti e compagni.

Una lettera oserei dire commovente. Il racconto della storia farebbe invidia ad un novello libro cuore: volevamo fare un sacco di cose, non abbiamo fatto niente, i conti sono un disastro, ora prima di lasciare vi dico che la colpa è tutta vostra.

Un capolavoro!

Peccato, però, i vertici di Abbanoa non hanno dato notizia pubblica di cotanta missiva inviata all'amministratore della società e conseguentemente risulta impossibile attribuire questa lettera al suo reale estensore.

Il puntiglio e i dettagli della lettera corrispondono a impronte digitali, ma non credo che la forestale disponga delle apparecchiature dei Ris per rilevarne la firma.

La fantomatica lettera, che a questo punto potrebbe essere anche frutto di una mia indomita speranza, enucleata nella paranoia della segregazione, è un insieme di rassegnate e amareggiate reprimende.

L'oggetto non ha la solennità che avrebbe meritato:

cessazione dall’incarico di direttore generale.

Se avessi potuto suggerire un diverso oggetto della missiva avrei osato: Addio con standing ovation al direttore mega galattico di Abbanoa!

Sì, quello dei conguagli pregressi 2005/2011. Quello delle innumerevoli batoste giudiziarie per mettere indebitamente le mani nelle tasche dei sardi per farsi pagare bollette prescritte e inventate. Quello delle pratiche aggressive con multe milionarie che dovrà pagare di tasca, lui con i suoi confratelli di cordata. Colui che ha affidato ad una società di missili, sì missili, il programma per la fatturazione delle bollette di Abbanoa, salvo poi aprire un contenzioso da 40 milioni di euro e rivolgersi ad una società che consegnava le bollette in pizzeria o in lavanderia.

La missiva ipotetica, fantasiosa o vera non so, poi, si rivolge alla parte notarile.

Remissione delle procure, richiesta di impiego in altre mansioni.

Come altre mansioni? Ancora? Magari alla gestione del contenzioso milionario? Oppure ai rapporti istituzionali con le mega società che governano la depurazione in Sardegna? Oppure i rapporti con il personale visto che i dipendenti non rinuncerebbero mai a tanta amorevole cura?

Avrei un'idea per le altre mansioni ma me la tengo per me non vorrei bruciare l'opportunità che altri possano decidere in tal senso.

La missiva si fa subito caritatevole:

Gentile amministratore, faccio riferimento e seguito a quanto discusso verbalmente per rappresentare formalmente, come con la presente faccio, la decisione di cessare dall’incarico di direttore generale della società mettendomi contestualmente a disposizione per gli specifici incarichi che vorrà affidarmi quale dirigente in servizio.

Che buon uomo, "mettendomi contestualmente a disposizione"!

L'abbandono, quello che si sperava in tanti ma che non risulta agli atti, è con una punta di profonda amarezza: proprio ora che volevo fare, mi è impedita la possibilità.

Povero, non è stato sufficiente il tempo biblico per i casini ciclopici!

Le affermazioni del primo capoverso sono compassionevoli:

Nei colloqui oggi intercorsi ho preso atto delle sue argomentazioni circa l'impossibilità di disporre ed applicare le azioni urgenti e non procrastinabili necessarie alla società soprattutto perché l’ente di governo non ha risposto alcunché in materia.

E poi il commiato dagli ultimi 12 mesi di sofferenze: la mia napoleonica volontà riformatrice è stata fermata come l'avanzata francese a Waterloo, con la differenza che qui si passava dal Marghine al canale di Mammaranca.

Le parole dell'ipotetica lettera sono toccanti:

"Preso atto di ciò e di quanto accaduto negli ultimi 12 mesi ritengo esaurita la possibilità di proseguire nell’esercizio del compito affidatomi, poiché ritengo non sussistano le condizioni indispensabili di chiarezza di titolarità di funzioni, di separazione perimetro di ruoli, di responsabilità, di carichi di lavoro e di reale possibilità di garantire continuità e sicurezza di esercizio con il rispetto degli standard di servizio richiesto".

Poi tutto d'un colpo, quello che era sempre stato divino cede alla confessione di gravi anomalie, tutte sorte guarda caso in appena 12 mesi.

L'autoplauso appare quasi ironico e recita:

"Ritengo di aver correttamente rilevato ed evidenziato le gravi anomalie di sistema e pertanto posto in evidenza che il mio ruolo esecutivo, di soggetto procurato all’esecuzione dei deliberati dei titolari di funzioni ed all’applicazione degli atti di programmazione, è totalmente impedito e impossibilitato".

Ma guarda un pò, totalmente impedito e impossibilitato.

Povero, maltrattato e bistrattato. Lui, non i dipendenti, i tecnici che si sono dovuti dimettere, i tantissimi responsabili dei procedimenti sostituiti uno dopo l'altro senza nessuna motivazione.

Nel commiato nemmeno il coraggio di assumersi la responsabilità del disastro.

Questa fantomatica lettera spero non esista, sarebbe un vero schiatto alla categoria maschile, che tanto coraggio e armoniosa fierezza rivendica nell'assunzione delle proprie responsabilità!

Ve le ricordate le conferenze stampa con l'amaro Ramazzotti? Quelle dove si beavano: siamo la miglior società d'acqua al mondo. Ebbene, adesso, nella lettera mai confermata dell'addio, si scopre che c'erano addirittura carenze strutturali.

Dice il fantomatico inventore di una lettera che non esiste, o peggio scomparsa:

"Ritengo altresì di aver doverosamente rappresentato nel tempo, con dettaglio, le carenze strutturali confidando in una positiva risoluzione del problema in capo ai titolari di funzioni. Tutti gli atti rilevanti sono acquisiti nell'archivio aziendale e sono a disposizione".

E infine la gentile concessione: per spirito di appartenenza resto sino al 31 marzo.

Peccato che il 31 marzo sia passato e niente sia cambiato. Venuto meno lo spirito di appartenenza ha prevalso super attak?

Il direttore megagalattico continua deliberatamente a fare e disfare, la lettera non si trova e la missione prosegue.

Le frasi finali della lettera sono da altruismo cosmico. Padre Pio rifletterebbe se cedere le stimmate per cotanto sacrificio.

Scrive l'autore anonimo:

"Per completare e onorare l’incarico affidatomi le comunico che la decorrenza della mia cessazione dall’incarico di direzione generale avverrà il 31 marzo prossimo venturo, così da non far mancare in questi prossimi giorni il ruolo di coordinamento della delicata fase di emergenza sanitaria. In questo periodo sono ovviamente a disposizione per istruire i provvedimenti conseguenti che vorrà adottare".

Come si suol dire, era uno scherzo, forse, non si sa.

Come la gestione di Abbanoa!