158 METRI, DOVEVANO ESSERE 300 - LE LEGGI SI APPLICANO, SENZA SE E SENZA MA

Il grande cantiere dei perditempo, dopo quello di fognopoli, si sta ampliando a dismisura. La bella addormentata, la Regione, afferma che da mesi si sta occupando della vicenda di Magomadas.

Addirittura da mesi! In effetti ci vuole un sacco di tempo per misurare 158 metri!

Quando si vuole tergiversare, eludere e coprire ogni scusa è buona!

E ribadisco il concetto: siamo dinanzi ad un manipolo di perditempo funzionali a non assumersi nemmeno le proprie responsabilità.

E' iniziata la caccia al responsabile, a chi deve revocare l'autorizzazione, perchè la revoca è l'unica strada possibile per ripristinare la legalità in quel territorio e, aggiungo, in Sardegna.

Partiamo da un primo assunto: qualcuno ha dichiarato il falso!

Se la società ha dichiarato con un'autocertificazione che le distanze e le norme urbanistico ambientali del piano regionale dei rifiuti erano rispettate ha dichiarato il falso!

Allora due sono le cose: o la persona fisica, il professionista che ha sottoscritto l'autocertificazione, ammette di aver sbagliato e ritratta in sede di autotutela oppure la Regione, la Provincia e il Comune hanno il dovere di verificare le affermazioni contenute in quell'autocertificazione e procedere con la revoca dell'autorizzazione rilasciata su presupposti falsi.

Contestualmente la stessa autocertificazione va trasmessa agli organi competenti!

Non ci sono margini. Anche io mi sono soffermato sulla puntuale relazione dell'Arpas, ma si tratta di un di più, tecnico e legato ad aspetti strettamente attinenti alla materia dello smaltimento dei rifiuti.

Materia chiara e inequivocabile, dove solo i furbi tentano di far soldi a palate, spalando melma a basso costo con lauti guadagni!

Ma come ho detto tempo fa è inutile che si perda tempo in approfondimenti tecnico-accademici, serve un metro, un geometra e un vigile urbano!

Quella sottospecie di impianto lì non ci può stare.

L'autorizzazione della provincia, nella sua formazione procedimentale, prevede che venga allegata un'autocertificazione del professionista del proprietario dell'accampamento relativamente al rispetto delle norme ambientali, urbanistiche e paesaggistiche contenute nel Piano Regionale dei Rifiuti.

Quella autocertificazione esiste, è agli atti, e c'è scritto: "autocertifico" che l'impianto è compatibile con le norme del piano regionale dei rifiuti.

E cosa dice questo fantomatico piano?

Ci sono questioni su cui si può discutere e altre che sono perentorie e senza margine di manovra.

Alcune di queste riguardano le norme relative alle distanze.

Lo capisce anche un cretino che si tratta di norme immodificabili, non malleabili, non piegabili, non assoggettabili al potente stercaro di turno.

Ci sono almeno tre norme vincolanti, inderogabili e non sanabili contenute nel piano: una riguarda la distanza dal centro abitato, una la distanza dai centri sociali e di aggregazione sanitaria e scolastica, una di tutela delle aree soggette a produzioni DOC.

Ripeto norme con numeri, non parole interpretabili.

Nel primo caso, la distanza dai centri abitati, la norma è fin troppo chiara: la distanza di un impianto di trattamento rifiuti, come quello di Magomadas, deve avere una distanza minima dal centro abitato di 300 metri! Nemmeno un millimetro in meno.

E aggiunge la norma per essere più chiara: il centro abitato si misura in base alle norme del codice della strada, ovvero dal cartello d'ingresso del comune.

Se si applica la disposizione dalla prima casa, o dal cartello d'ingresso, la distanza di quell'impianto dal centro abitato è di 158 metri!

158 metri, per arrivare a 300 se ne devono recuperare 142 almeno.

O si demolisce un pezzo del centro abitato o si sposta l'impianto!

Non ci sono altre strade!

Vista l'arroganza e tracotanza di certi personaggi potrebbero, però, anche decidere di proporre la demolizione di parte del centro abitato, del resto è solo una questione di soldi! E quando si tratta di sterco pugliese quelli non mancano!

A parte le battute, ma viste le offerte di denaro rivolte ai proprietari dei vigneti ormai non stupirebbe più niente, il tema è chiaro e non modificabile!

Quella norma dei 300 metri, per quanto mi riguarda anche troppo permissiva, nasce da ragioni igienico sanitarie, di tutela della popolazione. Norma, è scritto nel piano, di tutela integrale. Zero deroghe, vincolo assoluto!

C'è qualche giudice che può decidere che sia corretto derogare alle distanze sapendo che a rischio sarebbe la salute dei cittadini?

Non ritengo la domanda nemmeno plausibile!

E poi c'è la distanza dalle scuole, non avendo quel territorio presidi sanitari. La norma dice che gli impianti di trattamento rifiuti devono essere a distanza di 1.000 metri dalle funzioni sociali e sanitarie, e cita le scuole.

Ebbene la scuola di Tresnuraghes è ad appena 657 metri!

Si potrebbe decidere di chiudere la scuola, ma non credo che i bambini, pochi o molti, saranno felici!

E poi c'è la norma che nonostante le distanze è onnicomprensiva.

Il Presidente della Repubblica nell'istituire la produzione DOC della Malvasia ha tracciato un perimetro di quell'area.

Il territorio del Comune di Magomadas è tutto ricompreso in quell'area tutelata. Mentre altri tre comuni sono coinvolti in parte, quello di Magomadas integralmente!

La norma del piano regionale dei rifiuti prevede il "divieto" assoluto per l'insediamento nelle aree della produzione DOC di Malvasia di impianto di trattamento rifiuti.

Anche in questo caso non serve un astronauta per capire il motivo.

In ogni angolo della Planargia sorgono questi straordinari vigneti che vanno tutelati in ogni aspetto identificativo, dalle qualità organolettiche del prodotto a quelle chimico fisiche del terreno.

E' chiaro che se impesti il paesaggio e i terreni con le fogne della Puglia in trasferta stai attentando alla storia e alla denominazione d'origine controllata della Malvasia.

Quindi, divieto assoluto. Se vogliono farlo, lo propongano fuori dalla Planargia, lontano dalla Malvasia.

Sempre che qualcuno accetti quel traffico di melma fognaria proveniente dalla Puglia o da chissà dove!

Per quanto campo farò guerra totale a tutti quei profittatori senza scrupoli che vogliono trasformare la Sardegna in una cloaca a cielo aperto, pergiunta con le fogne altrui!

Dunque, la si smetta d giocare a nascondino.

Un assessore regionale serio avrebbe già dovuto riconvocare le parti per stabilire i vizi di fondo nella non assoggettabilità a valutazione d'impatto ambientale di quella pratica.

Avrebbe già dovuto, in sede di autotutela, revocare le delibere di Pigliaru e compagni, e nel contempo a cascata far revocare l'autorizzazione.

Se non si revocano quelle delibere vuol dire che si è complici della strategia della Sardegna cloaca!

E i complici si perseguono e si contrastano alla pari dei responsabili dei misfatti!

Non vorrei che la continuità politica tra la vecchia e nuova giunta avesse un filo conduttore puzzolente, malsano e illegale!